Sanita'


La sanità italiana non è organizzata secondo criteri manageriali aggiornati e manca di una capillare informatizzazione del sistema, che non necessariamente deve essere privatizzato, ma per farlo funzionare, l’unica ricetta è il meno Stato! Ci sono sprechi e disattenzioni; viene trascurata spesso una cultura del "servizio" che ponga il paziente-cittadino al centro del processo di cura, facendo prevalere, spesso, interessi corporativi intollerabili in cui l’efficienza è una variabile occasionale. E’ solo attraverso lo stimolo della concorrenza, sulla base dei risultati ottenuti in termini di salute/costi, che si può avere un criterio per la destinazione delle risorse pubbliche /private. Tutto questo, a prescindere dalla fonte di finanziamento del sistema (statale o misto o con componente assicurativa). Una Sanità ad accessibilità universale nel quale lo Stato garantisca un minimo di accesso alle cure, ma dove il pagamento delle prestazioni è intermediato da assicurazioni private in concorrenza tra loro che a loro volta “comprino” le prestazioni da ospedali privati o da ospedali a carattere scientifico (in massima parte pubblici). Il passaggio da un sistema a gestione pubblica a uno in cui il fattore privato ha un peso importante, necessita di tante strategie per la transizione. E’ pensabile l’istituzione di un’Autorità indipendente, che per quanto sia tassata e finanziata dal ministero della sanità, possa avere ampia autonomia decisionale nel gestire la transizione da tariffe a prezzi per corrispondenti prestazioni. In questa ottica son ben viste tutte quelle proposte di razionalizzazione in grado di mobilitare risorse private, creare mercati laddove non ce ne sono, attirare investitori esteri, contribuire nel lungo periodo al miglioramento della qualità della vita perché sarebbe un sistema più portato all’innovazione e quindi a farci vivere meglio.