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Diffidate dalle educazioni

  22 luglio 2017       Nicoletta Di Giovanni


Nella Scuola Unica, ancora mito assoluto nell’era della “Buona Scuola”- quella che si aggettiva da sé in modo del tutto preventivo – l’Educazione alla Legalità ha la forma di una nave su cui il Miur sta caricando ogni ben di stato! Il Fisco, mettendo da parte l’innominata Gender theory, è il number one!
Nel Paese dove il il total tax rate arriva quasi al 70%, triste record del mondo sviluppato, il MIUR e l’Agenzia delle Entrate con una solida intesa da almeno due lustri “si impegnano a proseguire il progetto di Educazione alla Legalità: iniziative scolastiche di sensibilizzazione e informazione finalizzate a “sviluppare nei giovani un’occasione di riflessione sul tema della contribuzione ai beni e ai servizi pubblici”.
Infatti, sono circa 13mila le iniziative organizzate che hanno visto i ragazzi impegnati in lezioni con i funzionari del fisco, visite guidate presso gli uffici, seminari, laboratori e rappresentazioni teatrali. Pubblicazioni, filmati, giochi didattici realizzati dai bambini e ragazzi con il sussidio “gratuito” di un kit “Insieme per la legalità fiscale”: un poster, un pieghevole, un opuscolo, un DVD, che hanno per protagonisti Pag e Tax, originali personaggi che accompagnano i ragazzi lungo il cammino dell’educazione civica fiscale.
Il progetto ha acquistato più alta solennità dal 2011, giacché è stato inserito a tutti gli effetti tra le attività istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, quali l’accertamento, il contenzioso e i servizi ai contribuenti. E’ stata chiamata la “nave della legalità”, l’imbarcazione battente bandiera monopolista carica di Convivenza Civile, Crimine Organizzato, Parità di Genere/discriminazioni varie, Diritti Umani e, da ultimo, la Cultura Contributiva nell’ottica del ruolo dei giovani come futuri contribuenti. Lo spot che fa da cornice alla nuova Educazione Fiscale è tutto un programma alla rovescia: “Chi evade, tassa il tuo futuro”! Cosa commentare, considerare, valutare di fronte a questo moralismo fiscale? Proviamo ad abbozzare un’ “UDA fiscale”un po’ fantasiosa con tanto di presentazione, senza voler educare nessuno, con il mero obiettivo conoscitivo.
L’Italia, si sa, è medaglia d’oro per la pressione fiscale sulle imprese più alta in Europa: l’ufficio studi della Cgia sottolinea che il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un’impresa media è pari al 64,8%. Nessun altro paese dell’Eurozona subisce un’incidenza così elevata! Poi, un aneddoto più eloquente: di quando il primo ministro israeliano disegnò la campana di Laffer dietro a un menu, durante una cena all’ EXPO/2015 di Milano nella meraviglia dei competenti commensali. Poi, sarà utile contraddire con argomenti la frase-tormentone, oggi si direbbe una bufala, del “ Se pagassero tutti, pagheremmo meno”, perché se tutti pagassero le tasse da regime fiscale, lo Stato avrebbe ancora più risorse da sprecare ( tipo finanziare un progettino propagandistico con l’Agenzia delle Entrate a scuola!). Poi, con l’aiuto della logica, del buon senso e degli stessi dati forniti dalla Agenzia delle Entrate, in una sorta di flipped classroom, provare a ribaltare l’ossessione nazionale per l’Evasione con la constatazione del “ Se pagassero tutti, pagheremmo di più”! Magari, “googolando”, far caso a un articolo di
Giacomo Zucco del Tea party Italia – “Per corroborare l’esperimento mentale con i dati di fatto basta guardare le serie storiche: l’aumento di recupero dell’evasione fiscale è sempre stata accompagnata dalla trasformazione dei “tesoretti” in nuova spesa statale, a sua volta seguita da nuova tassazione. Nemmeno un centesimo del recuperato è stato mai utilizzato per la riduzione delle tasse, e ad ogni aumento delle entrate fiscali è sempre corrisposto un incremento delle spese e, di conseguenza, delle pretese tributarie”.
Già questo rovesciamento della questione renderebbe più sensata la gettonata lezione “educativa” sul fisco bello, data per assoluta verità. Poi, si potrebbe citare Luigi Einaudi, come stravaganza intellettuale: “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”.
A questo punto, un circle time di verifica e al via le considerazioni su alcuni orrori da polizia tributaria, come gli Studi di settore ( di recente in crisi, ma solo a causa della Privacy) o la clausola del Solve et repete; il comma 2 dell’art. 53 dell Cost.ne e della flat tax, come l’opposto di un sistema di aliquote progressive. Le nostre città popolate da saracinesche abbassate spiegano molto bene come stanno veramente le cose, meglio del manuale scolastico dei giovani e felici contribuenti di pagare tutto e subito!
Questi grossolani “appunti” con mix didattico-fantasy di una ipotetica Unità di Apprendimento, come in un post-it che starebbe bene sul frigorifero insieme alla lista della spesa, non servono agli agenti del “fisco bello” dell’Istruzione monopolista, che sanno tutto molto bene, ma agli studenti, che non potendo rifiutare di essere ri-educati fiscalmente, almeno possano chiedere altre rappresentazioni della realtà fiscale e contributiva: di come liberare l’economia e delle difficoltà all’intrapresa in un sistema da regime fiscale.
A pensarci bene, con l’introduzione dalla scorso del cd Organico Potenziato dell’autonomia, che ha visto assegnare, tra le altre novità, agli insegnanti di discipline giuridiche ed economiche la titolarità di progetti ispirati alla ed. alla Legalità tout court, nel sub settore fiscale potrebbe essere collocato pure un avventuroso docente che spieghi la Laffer curve o la Flat tax ai giovani contribuenti del futuro, almeno per non fare la figura di quelli meravigliati all’Expo! Insomma, un po’ tutti potranno insegnare discipline quali diritto ed economia, già oggi definite “atipiche”! Ad aggravare il quadro confuso contribuisce anche la Commissione Istruzione del Senato che di recente ha discusso ed approvato in sede referente il disegno di legge “Norme per l’educazione alla cittadinanza economica”, che in soldoni continua a riversare nuovi e specifici programmi nel grande calderone di “Cittadinanza e Costituzione/ Legalità “. Una disciplina che fatica a trovare la sua chiara ed esatta collocazione in ambito curricolare e c’è pure chi ha proposto di attivare speciali percorsi formativi (80 h di corso e sei uno specialista!) per il suo insegnamento, indirizzati a docenti di aree tematiche “contigue”, finanziati con i proventi della tassazione del gioco d’azzardo! La copertura finanziaria indicata, guarda un po’, è quella etica che fa del vizio una virtù: perfettamente in linea con la contraddizione insanabile dello Stato, che da una parte fa l’organizzatore e beneficiario del cd gioco legale e dall’altra, il giudice delle virtù.
Nella convinzione che la Buona scuola sia solo quella Libera, disattesa anche dall’ultima Riforma , è il caso pure di fantasticare, in sostituzione del moralismo fiscale come “materia” scolastica, di una sana rivoluzione omonima, figlia di tagli alla spesa pubblica e abbattimento del debito in grado di far impennare il PIL e, ragionando al minuto, che in classe si materializzi un professore dell’Istituto Bruno Leoni col progetto “Le idee che servono a farsi un’idea” per quel famoso spirito critico tanto caro alla Maieutica e alla moderna didattica per Competenze.
Il fenomeno delle proliferanti educazioni propagandate dal Miur, una volta con l’Agenzia delle entrate, l’altra con l’UNAR o con l’Unicef di turno, sono sempre più sganciate dal sapere attingibile nelle discipline o materie; dal “Fisco & Scuola” al progetto “POLITE/ pari opportunità nei libri di testo”, si sottolineano emergenze, elaborazioni culturali, leggi, direttive che dovrebbero sollecitare la scuola , si legge testualmente, “ad andare oltre i suoi compiti tradizionali per prevenire guai personali e sociali, promuovere consapevolezze e competenze adeguate alla mutevole e complessa realtà di oggi”. Oltre?
In realtà, è una sollecitazione debordante che si presume generalizzata, tipica di una Scuola che si assume Unica! Una serie di ragionamenti circolari che, a ben guardare, esautorano la famiglia del ruolo educativo che le spetta e fanno riflettere sulla libertà costituzionale che non ammette una cultura ed un’arte di stato; una sorta di “normalizzazione” forzata della parola e del pensiero che la stessa parola esprime. Speriamo di non veder mai un docente italiano far la fine del magistrato inglese, Richard Page, sospeso dal suo ruolo e costretto a seguire percorsi rieducativi per aver liberamente espresso la sua opinione, stavolta in tema di Famiglia. DIFFIDATE DELLE EDUCAZIONI !


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