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Gli scioperi long weekend

  9 novembre 2017       Nicoletta Di Giovanni


Dunque, il 10 NOV si sciopera di nuovo! Di venerdì.
La premessa dell’ovvio ad ogni considerazione nel merito è l’inesistenza del cd “mondo” della Scuola in sciopero, ancora categorizzato nel 2017; esiste, invece, un docente alla volta che opera delle scelte! I docenti fuori dal “mondo” esistono, ma quasi non hanno voce e spendono gran parte del tempo a giustificarsi con i colleghi più “movimentati” e in genere non molto tolleranti verso il loro diverso sciopero “bianco”.
http://www.lanuovabq.it/it/uno-sciopero-bianco-contro-il-gender-a-scuola
A quel docente differente non piace la 107 tout court, semplicemente perché è una NON-Riforma;
è l’ennesima occasione persa di una Scuola Libera, declinata in voucher o costo standard che sia. La ” Buona” scuola non è condivisa, ma per motivi totalmente diversi da quelli dei sindacati riuniti che la vorrebbero più statalizzata (come se fosse possibile!).
La meritocrazia e l’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL), per dirne due , sono strumenti di novità appena abbozzati in un sistema d’Istruzione giammai libero.
Il portavoce Cobas dichiara, infatti:” dobbiamo impedire che la legge 107 venga ‘immortalata’ nel nuovo contratto, chiudendo definitivamente docenti ed ATA nella ‘gabbia’ della scuola aziendalistica, che fa dilagare una grottesca alternanza scuola-lavoro, forma sfacciata di addestramento al lavoro gratuito o sottopagato, diseducativa e sottraente centinaia di ore di scolarità”. Che aggiungere, se queste sono le motivazioni ufficiali, direi che non sono quelle da buttar giù dalla famosa torre, preferendo tutto l’armamentario dei diritti di tutto a tutti in erosione delle Libertà. Anche perché, L’ASL è più facile che sia “grottesca” presso un circolo sponsorizzato dall’Unar, che in un Mc Donald.
Per le motivazioni generali dello sciopero,nessuna novità, rivendicazioni ritrite : “per protestare contro le politiche economiche e sociali del Governo italiano e dell’Unione Europea; per affermare il diritto al salario, al reddito, alla pensione, per i rinnovi contrattuali, per il rilancio dell’occupazione e la cancellazione della precarietà nonché contro le privatizzazioni e per la nazionalizzazione delle aziende strategiche per il Paese!”. Forse basterà dare qualche numero di risposta, per esempio il bilancio di previsione dell’Inps per il 2017(buco INPS 5,8 mld), che sindacati e governo troverebbero interessante leggere cit. http://www.truenumbers.it/bilancio-inps-2017 .
Lo sciopero nel XXI sec è uno strumento di rivendicazione del tutto arcaico e obsoleto: le agitazioni proletarie sono finite anche se l’intossicazione ideologica del ‘68 rivive in altre versioni.
Da forma eccezionale di protesta libera, si è trasformata in una contestazione anacronistica e inefficace; un metodo antiquato ed oggi totalmente inutile, nessun disagio, anzi lo stato “trattiene” la giornata non lavorata ai docenti -che oltre ad apprezzare la forma di protesta dovrebbero pure permettersela- e lo studente non si straccia certo le vesti. A tal proposito, anche i sindacati potrebbero ricollocarsi, si fa per dire, sul mercato del lavoro: oltre alle loro note prerogative, potrebbero funzionare come preziose agenzie di servizio -in concorrenza tra loro- per tutelare e orientare i docenti nella selva legislativa scolastica che produce inevitabili ricorsi, intasando TAR e tribunali del lavoro di tutto lo stivale.
Ci sarà pur un modo per farsi sentire che non sia il semplice non recarsi al lavoro!
P. Ichino ben spiega come “la negoziazione delle condizioni di lavoro deve basarsi sulla ‘madre di tutte le sanzioni’ di cui i lavoratori dispongono: la minaccia di porre la loro professionalità al servizio d’altri. Usare il mercato minacciando non lo sciopero, che distrugge ricchezza e fa danno anche agli scioperanti stessi, ma il passaggio presso un imprenditore diverso. Nell’economia globale ciò è a portata di mano, quando c’è un sindacato che sa fare il suo mestiere”. Su tutto, uno stato meno vorace di tasse da primato mondiale.
Sul singolare sciopero nella PA, trasporti inclusi, è solo un danno per tutti coloro che per necessità usufruiscono di quei pochi e scadenti servizi per raggiungere un fortunato posto di lavoro. Va da sé che per far sciopero occorre esista una controparte, ma in Italia non esiste più o è fuggita all’estero per sopravvivere e prosperare. Anzi, nella scuola spesso pure i Dirigenti (controparte?) scioperano con i sindacati dei loro “dipendenti”!
La conseguenza di questa logica considerazione è che lo sciopero nella scuola non ha senso, se di fatto il monopolio dell’Istruzione pubblica è statale; se il personale della scuola è libero di muoversi solo nel recinto statale e poco più in là; se alle le famiglie è sottratta in concreto la libertà educativa, di scelta.
Concludo con l’apologia del docente differente che non farà mancare il suo sostegno quando sarà indetto lo sciopero per difendere le libertà educativa contro il pacchetto ideologico del progressismo di Stato così imposto nella Scuola Unica. Per il momento è in sciopero bianco, permanente. Un reazionario della libertà.


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