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RETE LIBERALE & TEA PARTY ITALIA

  6 aprile 2019


di Carlo Lottieri / Evento di Torino, 6 APR 2019
Secondo Kenneth Boulding, “chi crede nella possibilità di una crescita infinita in un mondo finito, o è un pazzo o è un economista”.
Sotto vari punti di vista, quanti oggi parlano di decrescita e sviluppo sostenibile ragionano come Boulding, ritenendo che il finito non possa farsi infinito e che quindi sia necessario “fermare il mondo” per evitare che si abbia una dissipazione delle scarse ricchezze a nostra disposizione.
Il motto di spirito del saggista statunitense ha una sua brillantezza e pare esprimere – anche se non è così – una verità elementare, che può essere riformulata con due distinti interrogativi.

Il primo è questo: è possibile che il finito possa produrre l’infinito?

Il secondo invece recita: si può pensare di crescere indefinitamente all’ interno di un mondo finito?

La prima domanda può trovare una risposta molto semplice: ciò che è finito non può generare l’infinito (almeno entro un’analisi razionale che non evochi interventi sovrannaturali). Ciò che è finito può produrre solo realtà finite.
La risposta al secondo quesito, però, è assai meno scontata. Anzi, si può argomentare in maniera persuasiva che una realtà finita quale è quella del mondo in cui viviamo possa generare uno sviluppo indefinito e questo per una serie di ragioni.
Per quale motivo non si dovrebbe ritenere che le potenzialità intrinseche al finito che noi siamo ci siano largamente sconosciute e siano in grado di portarci entro un orizzonte del tutto nuovo e ricco di beni, servizi e risorse che oggi non sappiamo nemmeno immaginare?

L’espansione della capacità degli uomini di elaborare il mondo è connessa a vari fattori e tra essi, in particolare, la creatività individuale, la capacità di lavorare e lo sviluppo degli scambi.
Sottolineare che l’umanità sa elaborare conoscenze e tecniche sempre nuove significa prendere atto che il mondo possiede caratteristiche che ci sono ancora in larga misura ignote. Al tempo di Tertulliano, che visse tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo e che era assai preoccupato per la crescita demografica, non era pensabile che l’umanità potesse arrivare ad assommare alcuni miliardi di individui: l’intera disponibilità dei prodotti agricoli del tempo non era certo sufficiente a sfamare una massa così grande di persone. Negli ultimi duemila anni, però, abbiamo acquisito la capacità di estrarre – da questo mondo certamente finito – una quantità impressionante di alimenti e altre risorse.

Oltre a ciò, gli uomini sanno lavorare. La ricchezza non è certo esclusivamente o primariamente un dato già disponibile, come pensano quanti sopravvalutano le risorse dette “naturali”. La ricchezza è frutto di lavoro, impegno, rielaborazione e fatica. Nel nostro orizzonte finito siamo sempre più in grado di “produrre” e quindi di arricchire l’umanità nel suo insieme.

Terzo punto: gli scambi. Dal momento che i valori sono soggettivi e che ogni scambio migliora la condizione di quanti partecipano al negozio, il semplice trasferimento dei titoli è in grado di arricchire i partecipanti all’ affare. Una società finita che accetta le logiche del commercio è una società che permette un miglioramento delle condizioni di tutti coloro che accettano di intrattenere tra loro rapporti commerciali.

Un punto è interessante.

Mentre una visione anti-liberale che intende mettere sotto controllo la società e bloccare l’economia sulla base di argomenti ambientalisti finisce per vedere in ogni essere umano un “distruttore”, la prospettiva che valorizza la proprietà e il mercato esprime una visione molto più nobile dell’umanità. Mentre Tertulliano guardava alle pestilenze, alla fame, alle guerre e alle inondazioni come a “un rimedio per le nazioni, una sorta di potatura del genere umano che va divenendo troppo numeroso” (esprimendo una cultura basata sulla violenza e sul cinismo), la teoria liberale valorizza ogni singolo e difende una concezione umanistica, che guarda al singolo come a un soggetto capace di intraprendere, aprire sentieri nuovi, migliorare il mondo.

Spesso si dice che il liberalismo è molto razionale e che è la premessa a una società in grado di soddisfare meglio di ogni teoria alternativa le esigenze fondamentali dell’uomo. È vero. Ma ancor più importante è rilevare come esso sia moralmente superiore a ogni visione collettivista, ecologista, autoritaria e dirigista.

La difesa della libertà dei singoli, più di tutto, è difesa della nostra possibilità di essere pienamente umani.


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