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APPELLO FUSIONISTA

  20 luglio 2014       Luca Proietti Scorsoni


Credo sia giunto il tempo di uscire nuovamente dal guscio delle nostre certezze per affacciarsi sul belvedere del possibile e dell'auspicabile oltreché dell'ineludibile. Mai come in questo momento storico si percepisce l'impellenza di andare oltre i nostri steccati ideologici e di comodo. Abiuriamo termini quali “moderato” e “centrodestra” e facciamo nostro un nuovo lessico. Riappropriamoci di quella parola desueta, ma così ricca di significato, quale “fusionismo”. Ed il perché è presto detto: i fusionisti son coloro che per primi hanno intuito una verità ovvia, esplicitata dallo slogan "uniti si vince". In fondo, i liberali ed i conservatori non sono altro che due facce della stessa medaglia: gli uni si oppongono all'incedere del progressismo per impedire l'erosione della libertà, gli altri lo contrastano per tutelare l'ordine delle cose. E poi, a voler essere maggiormente convincenti, l'ordine privo di libertà tende a soffocare mentre la libertà orfana dell'ordine rischia di impazzire. Di fusionismo abbiamo un disperato bisogno perché la genesi di un partito non deve più avvenire solo con un ammasso illogico di apparati burocratici bensì con l'amalgama di sensibilità culturali differenti e tuttavia complementari; perché negli Stati Uniti e in Inghilterra hanno "fuso" con successo già da tempo e non vedo il motivo per il quale qui non debba accadere; perché possiamo spaccarci in tanti atomi e grazie a questi vincere tutte le elezioni possibili e immaginabili – e tuttavia la realtà dice il contrario - ma governare e cambiare il mondo poi è un'altra cosa. I fusionisti servono come son necessari gli affluenti: se un lago, per quanto grande e limpido, non vede arricchire le proprie acque da quelle provenienti da altri lidi, sarà destinato alla putrefazione. I fusionisti servono perché gli autarchici hanno già provocato troppi danni in questo paese. E non solo.


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