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IMU, totem o taboo

  16 giugno 2012       Giorgio Frabetti


L’IMU (la famigerata Imposta Municipale Unica, introdotta in via “sperimentale” dal Governo Monti nel dicembre 2011 e pietra miliare della politica del “pareggio di bilancio”) genera scandalo e indignazione nei cittadini italiani, anche trasversalmente alle parti politiche, perché tocca un autentico totem pre-politico: la casa. Noi italiani siamo attaccati alla casa non solo come investimento, ma anche perché la casa rappresenta ricordi, memorie familiari e paesane a cui siamo attaccati come i Romani erano attaccati ai Larii. Quella “vecchia casa”, magari in centro storico che è l’obiettivo immancabile dei nuovi “arricchiti” di Provincia. Nessuna meraviglia che il tributo sollevi proteste e indignazioni, come una nemmeno troppo scoperta “patrimoniale”, negli stessi termini in cui nel 1994, Giulio Tremonti e Giuseppe Vitaletti apostrofavano la “rendita catastale”: una “patrimoniale regressiva” dicevano ancora Tremonti e Vitaletti nel loro Federalismo Fiscale (Laterza, 1994) perché “colpisce di più chi (soprattutto i vecchi) ha valori o plusvalori capitali teorici (teorici perché non venderà mai la sua casa) a fronte di flussi di reddito effettivo (la pensione) calanti”. Mai frase più azzeccata per descrivere gli effetti di destabilizzazione sui redditi fissi delle crescenti imposte immobiliari. Ma questa frase non potrebbe nemmeno essere più azzeccata per descrivere la reale e spaventosa “antropofagia” dello Stato fiscale, che, mai sazio a fronte di un debito pubblico crescente, rischia di inghiottire i propri cittadini in una “socializzazione fredda”, in un’espropriazione delle libertà dei cittadini. Attenzione, però, che l’IMU non diventi anche un taboo. E’ solo l’IMU la causa dei problemi della fiscalità italiana? Ricordiamoci che l’IMU ha molti difetti, ma è anche sintomo di un bubbone più vasto e radicato. Certo, curare il sintomo comunque è già un primo passo. Qualche semplice proposta: invece di determinare l’imponibile con l’infernale meccanismo della rendita catastale moltiplicata con i coefficienti, perché non pagare l’IMU in base ai mt quadrati di una casa? Ad esempio: fino a 50 mt quadri non paghi l’IMU e poi per i restanti la paghi. In questo modo chi ha una mega villa dovrà pagare tanto, mentre chi ha una casa piccola pagherà una cifra molto minore. Inoltre si può diminuire l’imposta sulla prima casa e aumentare quello sulla seconda e soprattutto sulla terza, e soprattutto rendere più efficace la tassazione sulle ricchezza immobiliari nascoste nei Paradisi fiscali etc. E poi, la rendita catastale: valore immateriale fin che si vuole, ma che se aumenta va solo a vantaggio di chi vuol vendere una casa. Ecco allora che la chiave per alleggerire l’IMU sta nella rimodulazione complessiva della tassazione immobiliare, diversificando la tecnica impositiva, affinchè questa contempli un più efficace prelievo sui trasferimenti immobiliari e non solo sul possesso (come nell’attuale IMU), almeno per colpire i trasferimenti dove più facilmente alligna non solo il … “nero”, ma anche l’illecito e la corruzione: dalle società immobiliari di comodo (costituite solo per spillare rendite “fondi neri”) alle transazioni infra-gruppo o compiacenti (vedi scandalo case popolari Milano prima delle elezioni) dai corrispettivi troppo bassi e ridicoli per essere credibili. Ma curare i sintomi non basta, occorre agire sulle cause: e la causa è il Fisco malato. La Ragioneria di Stato in questi giorni ha dichiarato che le entrate statali, nonostante l’aumento delle imposte, sono state inferiori al previsto. La prospettiva che, con questo Fisco “antropofago”, si arrivi al crak è reale, come già denunciò negli anni 70 l’economista Luffer. Ma attenzione: non confidiamo nei maghi che ci promettono di “abolire l’IMU sulla prima casa” (eliminata l’IMU, il Fisco, affamato, cercherebbe subito un altro balzello). E’ il Fisco, è la Politica che occorre ripensare, è il perverso circuito spesa pubblica = consenso specie negli ultimi 30 anni ha alimentato sacche di inefficienze, irresponsabilità, non solo nella Politica, ma anche nell’Industria, nelle Banche, nei Servizi Pubblici Locali, nella Finanza. Serve un nuovo “patto fiscale”: la battaglia sull’IMU, quindi, è solo all’inizio.


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