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Caro Viceministro Martone…

  28 febbraio 2012       Riccardo Lucarelli


Seguo Michel Martone da quando era un perfetto sconosciuto e l'ho sempre ritenuto un intellettuale degno di nota. Tuttavia mi dispiace constatare che giorni fa si sia lasciato andare in considerazioni poco nobili sui giovani che si laureano dopo i 28 anni,attribuendo loro la sfiga di essere ormai obsoleti per entrare nel mondo del lavoro. Pur non condividendo il modo in cui si è espresso, mi piacerebbe invitare il professor Martone ad una riflessione più ampia su cosa significa oggi per un giovane laurearsi e guardare con fiducia in prospettiva. La scelta del proprio futuro professionale,è, per un giovane, sempre impegnativa, ma, purtroppo, oggi è diventata anche angosciante. Spesso ci si disorienta in un mondo che sembra cambiare troppo velocemente, per cui si rischia di operare scelte che non vanno nella direzione della valorizzazione delle proprie capacità e attitudini, lasciandosi condizionare dal successo della professione di grido o dall'illusione di poter fare in poco tempo carriera e quattrini. Questo accade sempre di più oggi, in tempi di rapide e profonde innovazioni tecnologiche che mutano continuamente il sistema produttivo e di riflesso anche il mercato del lavoro: molto spesso accade così che le prospettive, che si intravedono al tempo dello studio, non restino più le stesse al momento dell'impiego e forse era questo che penso il viceministro volesse intendere. Infatti le prospettive di lavoro oggi sono quanto mai mutevoli: ne consegue che anche le più rosee previsioni possono rovesciarsi nel giro di qualche anno, tramutandosi in amare delusioni. Pensiamo, ad esempio, all'informatica: fino a molti anni fa,costituiva un terreno fertile di proiezioni economiche quanto mai rosee e generose e di sogni di gratificanti carriere e di buoni stipendi. Si era convinti che ci fosse un bisogno inesauribile di tecnici dell'informatica da parte delle industrie e dei servizi, il che ha provocato l'affollamento dei corsi di studio scolastici e universitari del settore. Ma oggi l'informatica si distingue per la crisi profonda succeduta alle ristrutturazioni del settore e per eccesso di un offerta di tecnici (programmatori,operatori su terminali ecc.) nel mercato del lavoro rispetto alle prospettive occupazionali. Oggi è ancora diffuso il mito del titolo di studio elevato, magari universitario, nell'illusione che questa possa facilitare la ricerca del lavoro. Ma, in realtà, molto spesso un titolo di studio, magari conquistato anche a costo di duri sacrifici, se non è il risultato di una reale preparazione, rischia di diventare più un ostacolo che una facilitazione nella ricerca del lavoro possibile. Non è il caso infatti di illudersi sulla (falsa) elevazione sociale che un titolo di studio qualunque, magari universitario, consentirebbe, perché rischierebbe di tramutarsi in un fattore doloroso di duratura disoccupazione intellettuale. Bisogna convincersi che non è più tempo di discriminazioni, sul piano del prestigio, che si rivelerebbero anacronistiche, tra dottori e non dottori. In realtà, oggi la società ha bisogno di persone davvero preparate per i posti che essa potrà offrire: si tratta di una preparazione che potrà scaturire sia da studi universitari sia, perché no, da altro. L'importante è che le risorse personali siano valorizzate nella scelta professionale che si va ad operare. Questo si rivela fondamentale oggi per la rapida evoluzione del mercato del lavoro, che, non solo rende obsolete, nel giro di pochi anni, professioni anche prestigiose, sostituendole rapidamente con altre, ma nemmeno divide più il tempo della preparazione, dello studio, dal tempo del lavoro. Infatti oggi il mercato del lavoro richiede capacità di adattamento e di rimessa in discussione delle proprie scelte,con un radicale mutamento di mentalità, in un contesto di rapida evoluzione delle condizioni di lavoro per una sempre più incalzante innovazione tecnologica e per la continua ristrutturazione dello stesso mercato del lavoro. Oggi non c'è bisogno solo di buoni laureati, ma anche e soprattutto di persone capaci di rimettersi continuamente in discussione, di aggiornarsi, quindi in grado di fare sempre nuove scelte nell'arco della propria vita lavorativa. Se la società muta rapidamente,è necessario raccordare il momento della preparazione con quello della sua possibile utilizzazione, nell'ambito di un informazione continua, dinamica e sempre nuova, capace di far maturare anche una mentalità duttile, adatta ad operare più scelte nell'arco della vita professionale. Da questo punto di vista, quindi una laurea o un qualsiasi altro titolo di studio che dia una formazione per sempre, quanto soprattutto conseguire una formazione che sia adeguata alle prospettive di lavoro sempre mutevoli e nella quale l'accumulo delle nozioni specifiche sia adattabile a tante utilizzazioni lavorative. Da questo punto di vista è importante che un giovane miri a realizzare la propria personalità: la scelta lavorativa, che deve pertanto essere anche una scelta di vita, deve mirare ad approfondire ed estendere la cultura personale, deve puntare alla scoperta ed alla valorizzazione delle attitudini. La scelta che si compie non deve mai essere di ripiego, ma deve essere sempre una scelta “sensata”, in modo che quello che poi si andrà a fare concretamente, lo si farà sempre bene, pur nella convinzione che può anche non rappresentare qualcosa di definitivo. Questo non vuole dire scadere nella superficialità e nell'approssimazione, ma avere realisticamente la percezione delle condizioni mutevoli della società in cui viviamo. Certo, le difficoltà saranno sempre tante, ma chi ha saputo sempre impegnarsi a fondo negli studi, in modo da conseguire una preparazione ampia e specifica nello stesso tempo, chi ha sempre operato le sue scelte con serietà, riuscirà a trovare il modo per avere ragione anche delle nuove difficoltà. La società non ha certo bisogno solo di avvocati, medici, architetti, ma “anche” di questi professionisti, e, in genere, pure di altri lavoratori manovali ed intellettuali; ne consegue che il segreto per avere successo è quello di agire nel settore più confacente alle nostre attitudini, nel quale è possibile realizzare meglio le nostre capacità e nel quale si è in grado di offrire più degli altri. In questo modo, indirizzando in tale attività l'impegno,l'entusiasmo, la grinta, che son propri dei giovani,è possibile fare bene, emergere e farsi apprezzare. Bisogna convenire che è sempre meglio essere un buon tecnico che un ingegnere svogliato, un paramedico entusiasta che un medico demotivato, un operaio cosciente e preparato che un manager svogliato. Al di là quindi delle specifiche opzioni, è importante la convinzione della scelta che si va a fare, nella consapevolezza che la preparazione alle professioni, e, in genere, al lavoro sta cambiando, per cui un idea della rigida divisione della vita fra un tempo di studio e un tempo d'impiego, appartiene ormai al passato. Quello che conta è la serietà dell'impegno che si dimostra nella scommessa del proprio futuro, unitamente alla consapevolezza di vivere in una società che, nella sua tensione all'innovazione, porta il futuro nel presente in un tempo sempre più breve.


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