•  

"LE MAGIE POLITICHE" Perché si pagano le tasse?

  8 febbraio 2012       Paolo Majolino       Il nuovo Picchio


Si alternano i Governi ma la pressione fiscale non cambia e la tendenza è costante all’aumento. Perché si pagano le tasse? La Costituzione all’art 53 afferma “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva …” Tutti, tranne quelli che conoscono il problema del signoraggio, pensano alle tasse come ad una cosa inevitabile, quasi un fenomeno naturale e ne consegue un atteggiamento passivo, nel mentre il rapporto tra Contribuente e lo Stato deve essere economico-contrattuale per cui a fronte di un pagamento in imposte e tasse si devono ricevere o riscontrare prestazioni in servizi pubblici. Nel tempo è venuto meno al sistema fiscale italiano la trasparenza tra ciò che i Cittadini pagano e del perché si paga: la tassazione è divenuta occulta perché complessi ed incomprensibili meccanismi di prelievo l’hanno resa tale, giungendo a far pagare imposte la cui base imponibile è formata da altri tributi. Per non dire che i servizi pubblici, per i quali i Cittadini pagano, sono così carenti da costringere ad acquistare dal mercato privato gli stessi servizi pagando, nei fatti, due volte per lo stesso servizio: un esempio è dato dalle scuole materne. In Italia si pagano più tasse che in tutti gli altri Paesi europei e questo vuol dire che lo Stato incassa, in proporzione alla sua capacità di creare ricchezza, più soldi - ad esempio - dello Stato tedesco per erogare pubblici servizi. Ci è detto, per legittimare questo esagerato prelievo, che la differenza è l’elevato debito pubblico. Non è vero! Se l’Italia ha oggi un debito pubblico di poco inferiore a 1900 miliardi di euro, quello tedesco supera i 2mila miliardi di euro! La vera differenza che crea preoccupazione per il debito italiano e non per quello tedesco? La differenza della qualità dell’indebitamento! Nel mentre quello tedesco è fatto per infrastrutture e servizi che poi ripagheranno, quello italiano è costituito da inarrestabili spese, frutto di finanziarie gestite per accontentare i politici del momento: di Governo come di opposizione, in modo che questi possano presentarsi ai propri Elettori vantandosi di aver ‘portato’ nel proprio feudo risorse economiche, senza chiarire che questo significa aumento di tasse: anche per quelli di quel feudo! Il problema, in estrema sintesi, è che lo Stato italiano non riesce a spendere bene i propri soldi. Pur ricevendo proporzionalmente un gettito superiore a quello tedesco, ci sono mostrati problemi quali la mancanza di benzina per le auto delle Forze dell’Ordine o per le ambulanze, la mancanza di risorse per una istruzione adeguata per i nostri figli o per una sanità eccellente. Noi ci indigniamo e, purtroppo, ci rassegniamo. Ma a cosa ci stiamo rassegnando ? Ci stiamo rassegnando all’incapacità dello Stato di spendere bene i tanti soldi che riceve dai suoi Cittadini. E’ una rassegnazione che NON ci deve più appartenere perché le tasse che si versano sono più che sufficienti a garantire un buon livello di servizi, nel mentre alimentano sprechi ed inefficienze. Non ci si può lamentare se una tazzina di caffè aumenta di pochi centesimi per poi accettare passivamente un livello di tassazione che è arrivato, in modo palese ed occulto, a circa la metà del nostro reddito. Una tassazione così iniqua e complessa che costringe a guardare, relativamente ai Dipendenti, solo al reddito netto in busta paga, senza essere consapevoli di ciò che veramente è versato ed è a loro tolto. Oggi esiste la possibilità del federalismo fiscale che, a mio sommesso giudizio, è un serio e solidale percorso per una soluzione che potrà far evitare giochi di prestigio con i soldi dei Cittadini. Il federalismo riguarda tutta la società italiana e forse non è noto, che ha una lunga tradizione coinvolgendo personaggi di diversa cultura e posizionamento politico come Cattaneo e don Luigi Sturzo. L’idea del federalismo è per me sinonimo di efficienza, solidarietà e responsabilità avendo come principio il concetto: vedo, pago, voto. Le ‘magie’ riescono se tra i Cittadini ed i ‘prestigiatori’ c’è distanza, perché se ci si avvicina si può guardare bene e scoprire il trucco. Noi dobbiamo credere nel futuro che vogliamo e dobbiamo farlo per noi, per i nostri figli e nipoti, per i Cittadini tutti: di oggi e di domani.


NEWSLETTER