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Breve storia delle tasse

  1 gennaio 2011       Riccardo Lucarelli


“Non c'è nulla di certo in questo mondo, tranne la morte e le tasse” (Benjamin Franklin, statista americano 1706-1790)



Le tasse sono nate nel momento stesso in cui gli uomini si sono costituiti in società organizzate, cioè dalla notte dei tempi. In origine consistevano in una parte della caccia o del lavoro della terra, successivamente, con la creazione della moneta, in somme di denaro.
Il primo documento storico di cui disponiamo e che parla espressamente di tasse è il codice di Hammurabi (1792-1750 a.c.), nel quale sono stabilite le tariffe per varie forme di servizi commerciali ed economici. Sono anche previste sanzioni per i danni causati da negligenza negli scambi commerciali.
A quell'epoca era addirittura già in uso l'”assegno bancario”, costituito da una tavoletta di argilla su cui veniva inciso il prezzo della merce contrattata in peso di rame o d'argento. La medesima tavoletta poteva essere “girata” e serviva quindi per acquistare altre merci. Oltre all'assegno erano già in uso lettere di credito,contratti, futures (i futures sono contratti in cui una delle parti si impegna a vendere o ad acquistare una certa quantità di beni ad un determinato prezzo in una o più date future).
Anche gli Ittiti e gli Egizi crearono un ben organizzato sistema fiscale con tanto di censimenti fiscali, autorità tributarie e agenti fiscali sguinzagliati in tutto l'impero per garantire che tutti pagassero le tasse dovute, calcolate sulla base di “ruoli fiscali” (cioè di elenchi nominativi registranti i redditi di ogni famiglia e i relativi tributi).
Il Papiro Wilburn, ad esempio, datato al quarto anno di regno di Ramesses IV, contiene il rapporto degli agenti del Tesoro incaricati di tassare le terre coltivabili in una zona tra il Fayum e Teneh.
Anche nelle Pòlis greche erano in uso vari sistemi di tassazione ma non troppo bene organizzati. Quelli che, invece, costruirono un altro grande sistema fiscale furono i Romani che riuscirono a tassare proprio tutto.
Fra le tante, la tassa pagata dagli abitanti dei territori conquistati che non si erano arresi velocemente; la tassa sui senatori scapoli ideata da Augusto per salvaguardare la famiglia come fondamento della società.
Per fortuna ci fu anche un imperatore, Tiberio, che saggiamente diceva: “Un pastore deve tosare le pecore, non scorticarle”!
Nel Medio Evo, fino alla rivoluzione francese, fiorirono i commerci e quindi la nascita di nuove classi sociali fra cui quelle dei banchieri e dei mercanti. I re, normalmente, si facevano prestare i soldi da queste classi e, per poterli restituire, imponevano tasse ai cittadini. I banchieri fiorentini, ad esempio, erano potentissimi ed avevano come affezionati clienti praticamente quasi tutti i sovrani dell'epoca.
La rivoluzione francese cambiò molte cose ma l'Assemblea costituente in un primo momento fece una revisione saggia del precedente sistema tributario, in seguito sia la Costituente che la Convenzione abrogarono le imposte sui consumi ed i monopoli fiscali, senza preoccuparsi di colmare questi vuoti e ciò, nella situazione generale di disordine, condusse alla rovina le finanze dello stato. Fu Napoleone a risollevarne le sorti; egli, fra l'altro, rinnovò il catasto (è un registro nel quale si elencano e si descrivono i beni immobili, con l'indicazione del luogo e del confine,con il nome dei loro proprietari e le relative rendite, sulle quali debbano calcolarsi tasse e imposte).
Ma anche stavolta non mancarono gli eccessi:nel 1779 il governo francese pensò bene di spremere ulteriormente la repubblica ligure imponendo l'odiosissima tassa sulle finestre, in pratica una tassa tanto più alta quanto più luce ed aria il cittadino riceveva dalle finestre della sua casa;più finestre si avevano più imposte si pagavano. I cittadini corsero subito ai ripari murando la gran parte delle finestre e dipingendo in loro vece delle finestre finte (una curiosità:da questa vicenda derivò anche l'uso di chiamare “imposte” gli sportelli di legno, montati su cardini all'esterno di una finestra o all'interno dell'intelaiatura stessa, che servono a impedire il passaggio della luce).
Qualcosa di simile in fatto di odiosità era già stato architettato nel 1700 in Polonia quando il governo aveva pensato bene di tassare i camini delle case, con il risultato che molti polacchi, già strangolati dall'esosità del fisco, preferirono vivere affumicati nelle loro case eliminando i camini.
In tema di bizzarrie fiscali gli esempi si sprecano:lo zar Pietro il Grande (1689-1725) impose una tassa sulle barbe; in Prussia tassavano gli stivali e in Inghilterra,nel XVI secolo, la polvere di riso.
Anche l'Italia regge il confronto in fatto di stranezze: nella Repubblica di Venezia del '400 si pagava la tassa sulle parrucche mentre nel ventennio fu introdotta la tassa sui celibi allo scopo di incitare le persone a crearsi una famiglia per dare figli alla patria (di converso, infatti, fu istituito un premio per le famiglie numerose).
L'eccessiva pressione fiscale è da sempre stata all'origine di molte rivoluzioni, come quella del 1215 in Inghilterra che costrinse Giovanni senza terra a concedere la Magna Charta Libertatum, come la stessa rivoluzione francese e quella per l'indipendenza delle colonie americane dalla madrepatria inglese, rivoluzione questa che dette origine agli Stati Uniti d'America.


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