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Perugia e dintorni

  1 gennaio 2011       Giuseppe Magnarapa


E' difficile parlare del delitto di Perugia in termini puramente giuridici: come si fa ad essere perfettamente obiettivi di fronte ad una ragazza assassinata, ai presunti assassini che si esibiscono su Youtube ad un'Amanda Knox che si prof onde in lacrime di gioia in vista dei proventi delle sue memorie, dopo aver ment ito e calunniato a destra e a manca? Eppure, a ben vedere, i sentimenti forti ed istintivi sono gli ingredienti di qualsiasi delitto, anzi, rappresentano le sp inte necessarie ed indispensabili ad evocare la pietà riparatrice nei confronti della vittima e la sacrosanta punizione per l'assassino: per questo sono state f ormulate le leggi penali, per incanalare le emozioni che ne derivano in modo che esse si trasformino in giustizia, anziché in mera vendetta. Da che mondo è mond o, innocenti al primo grado di giudizio sono diventati colpevoli e viceversa: no n è questo che ci scandalizza, poiché il giudizio degli uomini è per definizione imperfetto e dunque anche le sentenze che ne derivano. In Italia, tuttavia, sta accadendo qualcosa di diverso: per come è organizzato il nostro diritto penale, esso funzionerebbe abbastanza bene, se non fosse contaminato, per la prima volt a in modo scandalosamente eccessivo, dal giudizio della piazza e, soprattutto da l reciproco aggrovigliarsi di esso con le valutazioni dei giudici e di tutti que lli delegati per legge ad occuparsi di fatti di sangue. Qui non si tratta di inv ocare il bavaglio, ma di restituire a chi di dovere la discrezione e la serenità necessaria a valutare i fatti. Non se ne può più dell'arroganza di certi giorna listi e, soprattutto, della loro assurda pretesa di dare un impulso decisivo all e indagini con le loro interferenze inutili e dannose: a ben vedere, proprio i c asi che hanno avuto maggior risonanza mediatica e televisiva, sono tuttora irris olti a causa della pletora di interventi che ha ingarbugliato la matassa fino a renderla inestricabile. Ricordiamoci la formula inglese: la verità, tutta la ver ità e, soprattutto, nient'altro che la verità: l'esatto contrario di quello che avviene da noi.


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