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RESTIAMO LIBERI !

  17 ottobre 2020       BENIAMINO DI MARTINO       RETE LIBERALE


Intervento preparato su richiesta della prof. Nicoletta Di Giovanni per la manifestazione delle Associazioni per la libertà di pensiero contro ddl Zan. Roma, sabato 17 ottobre, in piazza del Popolo, alle ore 14,30.

1. Non riesco a giustificare. Davvero non vi riesco.

Non riesco a scusare questo silenzio da parte dei Pastori della Chiesa in un momento in cui, tra l’altro, non ci si risparmiava nello spendere parole per raccomandare l’osservanza delle disposizioni sanitarie, anche le più invasive. E, quando era oramai tardi, ci si è limitati a qualche timida e impotente dichiarazione che dava tutta la sensazione di esservi tenuti puramente per dovere d’ufficio. Solo a poche eroiche associazioni è spettato il compito di suonare l’allarme alzando la voce per smascherare una legge che lungi dal punire atti di violenza, impedisce la libera espressione del giudizio e dell’opinione.

Dov’è più la Chiesa tutrice delle libertà individuali e baluardo contro lo Stato divoratore degli ultimi spazi lasciati alla coscienza personale?

2. È, poi, davvero bizzarro che, nonostante la generale invocazione dell’emergenza in nome della quale tutto è stato bloccato — anche gli interventi chirurgici, anche le attività dei tribunali e si discuteva sulla possibile chiusura dello stesso Parlamento(una vera e propria bestemmia per gli adoratori della Costituzione repubblicana) —, si sia ritenuto urgente e improcrastinabile avviare l’iter per la legge che punisce assai severamente ogni possibile critica ai comportamenti omosessuali. Sorge, allora, un dubbio: forse si intendeva esattamente approfittare della distrazione mediatica offerta dall’emergenza virale?

3. Come è noto, il disegno di legge intende combattere le cosiddette discriminazioni. Una pessima linea di condotta porterebbe a discolparci allontanando l’accusa di essere a favore della discriminazione, cercando in altri aspetti le ragioni dell’opposizione. Un grande pensatore contemporaneo, il colombiano Nicolàs Gòmez Dàvila, ha sostenuto: «quelli che accettano il lessico degli avversari si arrendono senza saperlo. Prima di rendersi espliciti nelle proposizioni, i giudizi sono impliciti nei vocaboli». Occorre, quindi, riappropriarci del significato, ma anche della stessa parola “discriminazione”. Certo suonerà male dichiararsi a favore della discriminazione, ma dove ciò non è più possibile, la libertà è ormai solo una parola e solo una parola vuota. Se non si comprende che discriminare significa unicamente “scegliere” in base ad un giudizio, allora la difesa delle libertà individuali è disarmata. La libertà di comportamento non ha alcun bisogno di essere tutelata da una legge contro la libertà di opinione mentre la libertà di espressione è finita se è limitata da una legge che renda ogni tipo di comportamento indiscutibile e ingiudicabile. Se nessuno può essere aggredito per il proprio orientamento, a nessuno può essere negata sia l’espressione del proprio pensiero sia la facoltà di scegliere in base alle proprie opinioni. E in queste opinioni personali e in questa libertà di discriminare, la legge e lo Stato non possono entrare senza violare gravemente e senza compromettere irreparabilmente la libertà individuale, vero grande dono di Dio a ciascun uomo.

4. Riappropriarsi del diritto a discriminare significa semplicemente non farsi espropriare la libertà di scegliere, di esprimere la propria opinione, di giudicare secondo coscienza. Fin quando ciò non avviene saremo sempre soggetti a dover scusarci di ledere un concetto progressivamente divenuto un totem dinanzi al quale nessuno deve avere nulla da obiettare. Se si nega per legge la possibilità di scegliere e di giudicare significa che si è entrati nel peggiore dei totalitarismi ove lo Stato non solo impone come agire, ma stabilisce anche cosa pensare, impedendo di valutare in modo difforme dai suoi canoni.

DON BENIAMINO DI MARTINO 

 


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