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LA SCUOLA NON EFFICIT

  2 ottobre 2020       Riccardo Lucarelli       Rete Liberale


Ancora oggi nel nostro paese gran parte dei cittadini confonde "pubblico" con "statale" e ritiene che il paritario sia davvero alternativo al secondo. 

L'Italia soffre di un retaggio culturale sviluppatosi soprattutto nel secondo dopoguerra che vede nello Stato padrone la guida suprema di ogni rapporto tra individuo e società. I pregiudizi per qualsiasi cosa di "alternativo" si sono ramificati in importanti settori della vita economico sociale del paese, basti pensare all'Istruzione.

La scuola pubblica Italiana è sempre stata sinonimo di "statale" senza contare sul fatto che anche le scuole paritarie oltre che quelle private svolgono un "servizio pubblico" e sono parte integrante del sistema nazionale di istruzione.

In un sistema integralmente nelle mani dello Stato, le scuole sono tutte uguali e senza concorrenza non si produce qualità. Senza la libertà, la Scuola non funziona.

Non è libera perché la Libertà si è arenata sulle parole “senza oneri per lo stato”, le più chiare per alcuni e un paradosso costituzionale per altri. I primi sono i collettivisti in bella vista più i laici devoti meglio mimetizzati; i secondi, sono i fans della libertà scolastica che si affannano da sempre nell’ intento di ribaltare l'interpretazione prevalente del famigerato terzo comma dell'art. 33 Cost.

Infatti, lo stesso presentatore dell'emendamento in Assemblea Costituente, l'onorevole Corbino, non intendeva con questo affermare un divieto per lo Stato di sovvenzionare scuole non statali, bensì la mancanza del "diritto" a tale sovvenzione da parte di enti e privati.

Le parole dei protagonisti: - Presidente Terracini. È stato presentato dagli onorevoli Corbino e altri il seguente emendamento aggiuntivo a quello testé approvato: «senza oneri per lo Stato».

Segue la discussione che registra, tra l’altro, il senso interpretativo da dare all’ emendamento:

Corbino:"... vorrei chiarire brevemente il mio pensiero. …. Perché noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o di non dare".

Codignola: "... dichiaro che voteremo a favore, chiarendo ai colleghi democristiani che, con questa aggiunta, non è vero che si venga ad impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali: si stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere tale aiuto. Questo è bene chiarirlo."

Ma tant’è, ed a ogni finanziaria o decreti rilancio vari, si riattiva lo stesso stanco rito: si chiedono risorse per le paritarie in nome del risparmio per le casse dello stato che altrimenti, secondo il costo standard per studente, si svuoterebbero ulteriormente.

Certo, anche l’argomento della libertà educativa è invocato a gran voce, ma i conti in rosso funzionano di più.

La confusione così normata in sede costituente, ha contribuito alla creazione di una presuntuosa concezione, quella secondo cui non sono le famiglie a dover scegliere le scuole per i propri figli, perché nel qual caso bisognerebbe finanziarle. Invece si ritiene che al nucleo familiare non spetti nessuna decisione, che il diritto delle famiglie sia residuale rispetto allo Stato, che, offrendo di fatto un servizio in monopolio, avoca a sé una presunzione educativa. 

Si perpetua subdolamente la presenza dello stato etico, che, tanto per stare nell’ attualità, può imporre un ddl Zan, che fa reati le libere opinioni non allineate al progressismo di Stato.

Le conseguenze di questo agire illiberale ricadranno soprattutto sulla scuola. Quale? Quella Unica con Unico pensiero.

Ed ecco che le battaglie per voler aggiungere qualche elemosina in più a quella già devoluta negli anni alle paritarie, appare nulla di più che un contentino, perché verrà sempre opposto il “senza oneri per lo stato”. Un tira e molla che come minimo rende precario il servizio scolastico alle famiglie e fa perdere di vista la questione sulla titolarità della rivendicazione al sostegno economico, che andrebbe fatta dalle famiglie, uniche ad averne “diritto”e non dalle scuole o associazioni di scuole.

Giusto il calcolo del costo standard e il risparmio dello stato che ne deriva con l’esistenza delle paritarie, ma è con lo strumento del Buono scuola, direttamente in mano alle famiglie che la libertà di scelta educativa può essere maggiormente esercitata in un sistema scolastico così gestito in regime di monopolio dallo stato: va da sé che l’autonomia scolastica di una scuola (statale o paritaria) langue, se è comunque sussidiata dallo stato e la libertà di scelta delle famiglie è mortificata, se devono pagarsela.

Evidentemente, se si tratta di una libertà, non è lo stato che deve concederla; è lo stato che deve riconoscere e garantire la libertà di educazione nella pari dignità di scuole diversamente gestite.

Difficile la conclusione quando una scuola inefficiente con un’organizzazione che si basa su quell'ipertrofia legislativa che imbriglia e avviluppa le attività didattiche in un intrico di norme che non possono che essere disattese ove si voglia/debba produrre alcunché, sta stramazzando al suolo sotto i colpi di uno stato d’emergenza senza più emergenza.


Riccardo Lucarelli/Nicoletta Di Giovanni  dip ScuolaLibera-ReteLiberale

Contributo per il Dibattito contro il Pensiero Unico, creato dal sito Il Polo degli Individui 

http://www.ilpolodegliindividui.com/un-polo-degli-individui-5-5/

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