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8 SET 2005: Speech of the Minister of Defense

  8 settembre 2020       Antonio Martino       Ministero della Difesa


Ricordiamo oggi il 62° anniversario dell’inizio della guerra di liberazione, con la quale riconquistammo l’indipendenza e l’unità nazionale. Quella temperie fu in effetti e venne perciò giustamente chiamata Secondo Risorgimento. Qui il nostro pensiero corre immediatamente agli Italiani che combatterono e caddero nella prima battaglia della guerra di liberazione. I giorni del settembre 1943 furono i più tragici della nostra storia. L’alleanza sconsiderata del fascismo con il nazismo fu tanto immorale quanto politicamente sbagliata. Quanto la guerra fosse impopolare, si vide alla caduta del fascismo il 25 luglio, allorché i nostri connazionali vi scorsero non solo la fine della dittatura ma anche la fine della guerra. L’armistizio corrispose ai desideri della grande maggioranza degli italiani, ma non scongiurò che l’Italia diventasse teatro di uno scontro mortale fino al termine della seconda guerra mondiale. Le istituzioni cedettero di schianto, si dissolsero e ancora vivono, nella memoria collettiva, il vuoto e lo sbandamento che il nostro popolo patì. In quel deserto istituzionale, tuttavia, gli Italiani non smarrirono i sentimenti patriottici animando la lotta per la libertà. Noi non celebriamo l’8 settembre. Noi commemoriamo l’avvio della marcia verso la libertà, la Repubblica, la Costituzione. Un cammino terribile e doloroso per riscattarci dalla dittatura precipitata nell’ignominia delle leggi razziali e nel baratro di una guerra stolta e devastante. Noi ricordiamo i primi atti della rinascita nazionale, i tentativi di molti reparti di ribellarsi alla morsa delle truppe naziste diventate nemiche. L’iniziativa dei singoli, tanto di Comandanti quanto di semplici soldati, animò i numerosi combattimenti in Italia e all’estero, a volte sfortunati, come qui a Porta San Paolo, a volte vittoriosi come in Sardegna, in Corsica, e nel Mezzogiorno d’Italia. Si trattò di una resistenza spontanea, che testimonia la volontà di riscossa ed il senso dell’onore dei nostri militari. Nella maggior parte dei casi furono proprio i militari a costituire i primi nuclei delle formazioni partigiane, che cominciarono ad operare nell’Italia occupata. Fra difficoltà inimmaginabili, in un Italia divisa, tra le diffidenze degli alleati, le Forze Armate seppero riorganizzarsi e ritrovare capacità operative.

Già nel dicembre del 1943, a soli tre mesi dall’armistizio, i primi reparti italiani colsero l’importante successo di Montelungo dimostrando al mondo intero la volontà di combattere con gli alleati per la libertà d’Italia. La lotta avviata qui a Porta San Paolo avrebbe portato all’aprile del 1945, quando i Gruppi di Combattimento che entravano nelle città dell’Alta Italia venivano accolti dalla popolazione in festa. Una nuova Italia nacque dalla liberazione, accomunata da una prorompente vitalità che lungimiranti scelte politiche incanalarono verso un solido progresso sociale. Nel ricordo di quei giorni, le donne e gli uomini delle nostre Forze Armate continuano ad operare per l’affermazione dei valori civili e sociali della migliore tradizione nazionale in varie parti del mondo. L’Italia è consapevole dei propri doveri di grande democrazia ed ha accresciuto la propria autorevolezza grazie all’assunzione di responsabilità internazionali ed alla partecipazione agli sforzi collettivi per la coesistenza pacifica. La ricorrenza odierna rappresenta una tappa decisiva della nostra storia e deve servire ad alimentare un rinnovato spirito di rinascita e fratellanza. L’aver superato una così immane tragedia dovrebbe indurci ad essere più ottimisti sul presente e sul futuro.

Qui a Porta San Paolo sentiamo di poter dire, tutti assieme:”Un nuovo inizio nello sviluppo della vita nazionale è possibile”. Poiché abbiamo riconquistato e conservato i valori di umanità, libertà, giustizia, democrazia, siamo perfettamente in grado di fronteggiare e sconfiggere le nuove minacce, comunque si ripresentino. I terroristi non devono illudersi. Noi siamo forti perché liberi e liberi perché forti.

Viva la Repubblica!

Viva l’Italia!

 


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