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Quando Reagan disarmò i Black Panthers

  8 settembre 2020       Gerardo Verolino


Prima di Black Lives Matter, cioè di questo gruppo di radicali di sinistra, bianchi e neri, formato per lo più da balordi e teppisti, che sta mettendo a ferro e fuoco le città americane col solo intento di generare il caos, in America, c’era negli anni ‘60, il Black Panther Party, fondato, a Oackland, nel 1966 da due ex studenti del Merrit College, Bobby Seale e Huey Newton, che, addirittura, si prefiggeva di sovvertire l’ordine democratico per realizzare la rivoluzione socialista negli Stati Uniti.

I due fanatici studenti, col pretesto di voler difendere gli afroamericani dagli abusi della polizia (proprio come adesso), in realtà, perseguivano lo scopo di cambiare l’assetto istituzionale liberale e democratico dello Stato americano per imporre il modello comunista. I loro maestri infatti erano: Che Guevara, Mao Zedong, Lumumba, Fidel Castro e Malcolm X (insomma la peggio feccia ideologica sul mercato).

I membri pattugliavano le città (la legge lo permetteva) con ronde armate seguendo gli spostamenti della polizia. Finché un giorno entrarono armati fin dentro l’Assemblea Legislativa di Sacramento in California, mentre il governatore Reagan intratteneva una scolaresca in visita, per protestare contro una legge che era in discussione e che temevano particolarmente perché avrebbe infranto il loro sogno rivoluzionario. La legge era il Mulford Act, dal nome del deputato che l’aveva presentata, fortemente sostenuta dal governatore Ronald Reagan, col fine di limitare il porto d’armi in pubblico. “Non c’è nessun motivo per cui oggi un cittadino dovrebbe portare per strada armi cariche” diceva Reagan. L’irruzione del gruppo, armi in pugno, nel Capitol Building, sortì l’effetto di dare una ribalta mediatica (effimera) ai Black Panther (come il pugno chiuso al cielo dei neri Tommy Smith e John Carlos alle Olimpiadi del Messico) che si illusero di aver raggiunto un grosso risultato e che il popolo, ormai, era dalla loro parte.

Invece, fu l’inizio della fine. La legge passò (è ancora in vigore oggi). I membri dell’organizzazione ebbero parecchi guai con la giustizia. Il gruppo, fatalmente, si dissolse. Newton fu arrestato per aver ucciso un poliziotto. Si trasferì a Cuba nel 1974. Ma tornato in patria, per ironia della sorte, muore, il 22 Agosto 1989, per mano di un afroamericano della famiglia Black Guerriglia che gli spara tre colpi di pistola alla testa.


Gerardo Verolino, giornalista.

Ha lavorato per Il Giornale di NapoliIl RomaL’Opinione. Ha scritto per Il GiornaleL’Italia Settimanale. È autore, fra l’altro, del volume L’Italia s’è destra con Massimo Caprara. Da anni si occupa di Medio-Oriente e Israele su diversi siti, tra i quali Italia-Israele-Today

https://www.italiaisraeletoday.it/author/gerardo-verdolino/



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