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I processi taroccati a Berlusconi sono guerra contro l'Italia liberale

  4 luglio 2020       Paolo Guzzanti       Il Riformista


Di Paolo Guzzanti- I processi con cui hanno tagliato le gambe a Berlusconi erano taroccati. Dunque, sia fatta giustizia non solo a lui, ma a tutto quel Paese che l’ha delegato, votato, che si è sentito rappresentato, specialmente dopo il golpe con cui i partiti della prima Repubblica sono stati ammazzati, azzoppati, ammutoliti, portati alla gogna e alla ghigliottina. Voglio scrivere per i cronisti che un giorno verranno, ma anche per quelli che già ci sono ma non sanno di esserci. E per quelli che un po’ l’avevano capito, ma speravano che non fosse proprio così. Quelli che giravano la testa dall’altra parte e quelli che l’avevano capito benissimo e si fregavano le mani, ma che speravano che non venisse a galla. Premessa biografica: come giovane sinistrese del secolo scorso martirizzai i miei genitori conservatori con tutte le armi dello scherno, svalutazione, inflizione del pregiudizio morale. Mi sono portato dentro le tracce di questo coronavirus del razzismo etico, del contorcimento sdegnoso finché non capii. E, pensate: fu Eugenio Scalfari a farmelo capire spedendomi a riscoprire le radici della borghesia Europea, per la Repubblica negli anni Ottanta. Cominciai a rendermi conto che una delle modalità dello sviluppo umano porta ai migliori risultati per quanto difettosi ed è la borghesia, incluse le terribili con le macchie dell’accumulazione primaria che ha spedito i bambini nelle miniere ai tempi di Dickens, ma sempre accompagnata da risultati, progressisti, cui dobbiamo la liberazione degli schiavi attraverso le macchine e poi dei minatori e persino della donna liberata dalle funzioni di schiavo. E tutto grazie alla libertà del libertinaggio e della scienza, dello sviluppo della medicina dell’igiene e della stampa. Borghese. Un giorno mi guardai allo specchio e, come l’orrendo personaggio della Metamorfosi di Kafka si era visto trasformato in un enorme insetto, io vidi in me l’orgoglio della borghesia, quando il mio guru di riferimento era Bertrand Russell, un uomo che raccontava la sua infanzia in compagnia di un nonno che aveva incontrato Napoleone e che scrisse un magnifico saggio sulla supremazia dell’Occidente. Noi, i borghesi, noi gli occidentali, noi che tra fiumi di sangue e tonnellate di male, abbiamo comunque tirato fuori questa pepita che è il primato della libertà. Anche questo Napoleone, sia detto in gran segreto, non era poi il male assoluto, essendo stato un borghese che aveva strappato la corona dei re e degli imperatori per mettersela sulla sua testa per disprezzo degli imparruccati. Quando morì Gaetano Filangieri, diafano adolescente dell’aristocrazia napoletana nato già morto per la tubercolosi, Napoleone lo definì «Ce jeune homme qui est nos maître a tous», questo giovane maestro per tutti noi. E quel jeune homme aveva convinto Benjamin Franklin ad inserire nella Costituzione americana «il diritto alla ricerca della propria felicità», che non è il diritto alla felicità, ma il diritto a spendere la propria vita per cercare quella, a misura di individuo singolo unico, che ciascuno e ciascuna vuole nella piena libertà. La libertà, gli Stati Uniti, il diritto a cercare ognuno come cavolo gli pare la sua privata e unica felicità, a rifiutare la massa, i forconi, i vaffanculo da palcoscenico, i gulag, i lager. La borghesia è quel mondo per cui il più alto valore è quello della libera vita della singola persona, unica come la sua impronta digitale, la più piccola e indifesa minoranza etnica, l’io inerme di fronte alle macchine livellatrici delle ideologie che pretendono di ingegnerizzare i popoli, le classi, le razze, i generi. Perché a milioni hanno votato Berlusconi? Perché ha saputo presentarsi come un campione della borghesia. Le purulenze che emergono dall’età dei processi a Silvio Berlusconi non appartengono al genere degli “errori giudiziari”, non sono sviste, lentezze, ma atti di guerra armata non soltanto contro l’uomo Berlusconi, questo temerario che si mette di traverso alla storia già scritta e si fa fracassare le ossa, ma contro tutti coloro che magari senza neanche saperlo, si sono ritrovati rappresentati dalla sua molteplice capacità di rappresentare. Non importa se fossero socialisti, cattolici, moltissimi comunisti, tutti però nell’anima liberali. Il nostro Paese aveva bisogno di un grande borghese che fosse nato e cresciuto come un borghese facendosi da solo e con tutte le modalità della vita imprenditoriale di chi produce ricchezza e la distribuisce e dà lavoro, e paga le tasse e apre le fabbriche e si inventa un accidente di meccanismo grazie al quale spedisce su e giù per le montagne videocassette col secondo tempo alle piccole emittenti che hanno appena proiettato il primo tempo, facendo friggere di rabbia tutti quelli che volevano l’esclusiva – la loro – sull’etica, estetica e politica. Guardatela, oggi, l’etica degli esclusivisti dell’etica: hanno dato il reddito di cittadinanza alla mafia e non un solo giovanotto sul divano ha trovato lavoro grazie al navigatore che invece, lui sì, ha trovato lavoro perché fa il navigatore, uno dei mestieri più inesistenti della Terra, salvo che nella celebre iperbole mussoliniana sul popolo dei santi, navigatori ed eroi. Troppi eroi, troppi santi, troppe eccellenze, troppi preti eroi, giornalisti eroi, magistrati eroi, e basta! C’era una volta il progetto della normalità. L’imprenditore costruisce ed assume, dà da mangiare a milioni di famiglie, si arricchisce e conduce una vita agiata perché è suo diritto e quella si chiama borghesia, una strada aperta a tutti perché ogni operaio se vuole può invece essere un artigiano, ogni impiegato può essere un imprenditore, ogni manager può se vuole rischiare in proprio e fare la sua fabbrica. Chi governa oggi regala soldi alle mafie, rifiuta il MES soltanto perché se accetti il MES ti vengono a controllare in casa se lo usi davvero per la sanità o per fare un favore agli amici. Torniamo a Berlusconi. Quando cominciò a dare segni di vita politica, si trovò di fronte un muro alto ottomila chilometri d’acciaio, fuochi diffamatori, accuse demenziali ma tutte in carta bollata. Scherno affidato ai comici che con lui hanno vissuto la più lieta stagione della loro vita. Ma perché ci fu subito questa chiamata alle armi non appena Silvio Berlusconi fece capolino sulla scena politica? Ma è facilissimo. Perché emerse come impedimento al piano limato e preparato da decenni: quello – prevalentemente americano e inglese e tedesco, ma con molte radici casalinghe – di spazzare via la classe dirigente della Prima Repubblica in particolare democristiana e socialista, per sostituirla con la nuovissima linfa comunista, adorata al Dipartimento di Stato. Poi finalmente l’Urss collassò, Reagan e Thatcher vinsero sull’impero della depressione e della paranoia e il neo-ribattezzato PDS di Achille Occhetto si sentì oliatissimo per raccogliere i frutti lungamente coltivati. Tutti erano strasicuri che la famosa macchina da guerra conquistasse il potere, dopo che un bombardamento a tappeto, operato dai bombardieri del gruppo “Clean Hands” – Mani Pulite – aveva fatto piazza pulita della Prima Repubblica. Quell’operazione non aveva scoperchiato proprio nulla: produsse alcune morti tragiche, come quella di Emanuele Cagliari “suicida” con un sacchetto di plastica o di Raoul Gardini che prima porta i soldi a Botteghe Oscure, poi si fa una doccia e quindi con distrazione si spara una revolverata. Che volete: momenti di malumore, ma quanto al resto, un flop. Silvio Berlusconi io allora lo conoscevo perché Paolo Mieli, direttore della Stampa, me lo aveva fatto intervistare. Ricordo perfettamente il tono scandalizzato di tutti coloro cui dicevo che era un gigante di fronte a quei nani, benché si portasse dietro tutti i vezzi, i modi del ricco borghese brianzolo, cui piacciono le donne, divertirsi. Lo stesso mi era accaduto entrando in contatto con Francesco Cossiga, che non conoscevo e che mi aveva pescato lui per caso durante una conferenza stampa: avevo imparato che stare a contatto di questi eversori del sistema fondato sull’egemonia totale della sinistra, significa condannarsi al ludibrio, all’irrilevanza, alla frattura con gli amici Abbiamo sempre saputo che il bombardamento di processi contro Berlusconi era anomalo, cioè prefabbricato. Bastava fare i conti. Nessuno, mai, era stato così colpito con avvisi di garanzia. Era o non era l’avviso di garanzia un’arma politica? Quando il Corriere della Sera decise di render pubblico quello che Berlusconi ricevette durante il suo primo governo proprio mentre presiedeva a Napoli un summit mondiale sulla criminalità, ebbe il potere di disintegrare la sua coalizione: Bossi se ne andò per non infangare il brand della lega, il governo cadde e vennero i tecnici di Dini che prepararono l’arrivo di Prodi, sicché il famoso “ventennio berlusconiano” (che evoca quello mussoliniano) fu prevalentemente di sinistra e quando Berlusconi tornò, sulle ali di una vittoria clamorosa, fu cacciato con una congiura dello Spread e poi messo fuori combattimento con la cacciata ignominiosa dopo una sentenza che non stava né in cielo né in terra, quella appunto di cui si parla in questi giorni. Berlusconi è stato atterrato, insultato e così tutti coloro che hanno tentato di sostenerlo. Io ruppi con lui quando applaudì l’invasione russa della Georgia: avevo avuto i miei morti senza giustizia nella commissione Mitrokhin, ebbi un rifiuto mio etico e storico a proteggere i russi. Ma oggi è evidente tutto quello che è accaduto ed è ora per tutti di andare sulle barricate della democrazia, di difendere il Parlamento dalle orde pentastellate, di rivoltarsi contro le jene, i conformisti, tutto quel genere di gente che ha come unica ideologia la puzza sotto al naso. Adesso abbiamo materiale sufficiente per agire, per chiedere di restituire all’elettorato italiano ciò che era ed è rimasto suo: lo spudorato ed eroico progetto di costruire un partito liberale di massa che ancora può rinascere. È ora che il Parlamento, con un sussulto di dignità, Renzi compreso, chieda e anzi imponga una legge per istituire una commissione d’inchiesta. È ora di capire che una vittoria finalmente si profila all’orizzonte per tutti coloro che vogliono un Paese occidentale, libero e liberale, laico, libertario, capace di sfrontatezze ideali e ideologiche, come quella di quel giovane matto che da Napoli riuscì a far imporre a Philadelphia il principio, costituzionale secondo cui ogni essere umano, ogni persona ha il sacrosanto diritto alla vita, alla libertà e a cercare come crede la propria felicità.


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