•  

Abolire i Centri per l'impiego, si deve!

  26 giugno 2020       Riccardo Lucarelli       www.reteliberale.it


Di Riccardo Lucarelli - Il Reddito di Cittadinanza ha dato luogo ad un contratto di lavoro tramite Centri per l'Impiego Solo nel 2% dei casi, lo certifica la Corte dei Conti i cui calcoli trovano conferma nelle bozze del PNR (Piano Nazionale delle riforme), preparato dal MEF dove si legge che al primo MAR 2020 sono stati 65.302 i percettori del reddito di cittadinanza assunti, e solo per il 18% di loro il contratto firmato è a tempo indeterminato.
Al di là del fatto che come abbiamo sempre sostenuto il RDC è una misura puramente assistenzialistica e priva di qualsiasi incentivo meritocratico, l’Italia oggi mostra diverse criticità per il servizio pubblico reso a chi è in cerca di occupazione.
Gli ultimi dati ISTAT, stando ai quali più dell'80% dei richiedenti lavoro non si rivolge ai canali ufficiali, mentre meno del 4% dei nuovi occupati si è rivolto al collegamento pubblico, devono farci riflettere sulla necessità di riformare ed efficientare un sistema che ha mostrato fino ad oggi la sua assoluta inadeguatezza rispetto all’ evoluzione del mercato del lavoro.
Inoltre, secondo il rapporto ISOFOL di monitoraggio sui servizi del lavoro, gli operatori sono spesso poco formati e soprattutto poco incentivati a migliorare le proprie performance produttive.
In questo quadro emerge con chiarezza anche un trend a favore delle agenzie private del lavoro che probabilmente sono più snelle nel seguire ed adattarsi all’evoluzione del mercato del lavoro. Un dato confermato dall’EUROSTAT e certificato dalla sempre più assidua collaborazione delle APL (Agenzie per il lavoro) con grandi aziende.
Non c’è da stupirsi quindi se solo una minima parte delle assunzioni di questi anni sia passata attraverso la complessa macchina statale. Le APL, invece, hanno introdotto significative novità in questo settore, hanno messo in campo una cultura dinamica del lavoro e dell’ occupabilità di cui c’era bisogno.
In epoca di recessione, non ce ne siamo accorti a sufficienza, è auspicabile che in uno scenario di ripresa queste innovazioni possano dimostrare nei fatti il loro coefficiente di innovazione.
Piuttosto che opporsi ad un mercato in crescita, il ruolo del legislatore dovrebbe essere quello di favorire la concorrenza, anche tra pubblico e privato per far sì che l’utente finale di questa filiera sia libero di decidere dove e a chi rivolgersi.
Le APL hanno da sempre svolto un ruolo strategico in un mercato del lavoro che muta rapidamente, in Italia cominciò a cambiare qualcosa con la riforma del 1993 che dispose la fine del monopolio di stato nel sistema di collocamento e poi con la riforma Biagi del 2003. D'altra parte le APL sono sistemi ben rodati, se la sua prima agenzia nasce in America nel 1948.

Proponiamo al Governo un veloce censimento dei centri pubblici per l'impiego, un’attenta analisi costi/benefici e nel caso di una palese improduttività, la loro abolizione.


NEWSLETTER