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Tagliare tasse e spese! C'è poco da sperimentare.

  25 giugno 2020       Rete Liberale       www.reteliberale.it


La proposta di Conte di tagliare l'IVA al 20% - in via sperimentale - per rilanciare i consumi ha lasciato molto perplessi alcuni attenti osservatori delle politiche fiscali. Certamente, qualsiasi abbassamento della pressione fiscale deve essere accolto con favore, però questo non ci esime dal rilevarne dei limiti. Il primo: la manovra non dovrebbe essere di natura sperimentale bensì strutturale. Il secondo è che non si possono creare discriminazioni con la scusa della lotta all'evasione fiscale, tagliando l’IVA solo a chi non utilizza contante: tassare diversamente chi utilizza la moneta elettronica rispetto a chi normalmente fa uso del contante è pura demagogia e soprattutto rasenta l'incostituzionalità normativa della proposta. Il denaro contante è democrazia e libertà! L'idea di utilizzare i fondi europei per revisionare il sistema fiscale potrebbe rappresentare una grande opportunità per il nostro paese e il governo dovrebbe convincere la commissione europea che non tutti i paesi sono uguali e che il nostro può tornare a crescere solo se si creeranno i presupposti di medio e lungo termine per la sostenibilità economico finanziaria del sistema Italia. Innanzi tutto, simultaneamente alla riduzione della pressione fiscale bisognerebbe prevedere un grande piano di relativa riduzione della spesa corrente oltre, ovviamente, allo stop di qualsiasi "contentino" a pioggia, utile solo a rimandare l'agonia dell'Italia, che quest'anno, secondo autorevoli proiezioni, supererà il 155% del debito pubblico. Poi, cosa complicata ma non impossibile, si potrebbero utilizzare le ingenti risorse derivanti dall'Europa per semplificare il sistema fiscale. Proposta di semplificazione: 20% l'IVA, 2% l'IRAP dal 2021 (ovvero riduzione permanente dell'50%), taglio cuneo fiscale del 20% e riduzione IRES al 20% al netto delle società con regime fiscale agevolato (12%). La Flat Tax rimane ovviamente lo strumento cardine per rilanciare il paese e dare un segnale di speranza a tutte le categorie produttive (soprattutto turismo e servizi), ma su questo c'è bisogno dell'unione di tutto il Parlamento e nella situazione attuale non sembrano esserci le condizioni per addivenire ad una riforma immediata. Il Governo in questi mesi purtroppo non ha saputo investire sul lungo termine ed ora si ritrova a dover approvare misure per la semplificazione (fumo negli occhi per chi fa impresa) senza un vero lavoro di abrogazione normativa che dovrebbe essere alla base di un processo di reale semplificazione burocratica. Utilizzare lo strumento del decreto legge con un lavoro pregresso di venti giorni non solo risulta essere inefficace per la ripartenza ma è alquanto demagogico. Bisognerà fare molta attenzione anche alle manovre di neo-statalizzazione del Governo. E' preoccupante, infatti, aver istituito il fondo patrimonio per Cassa Depositi e Prestiti e Invitalia rievocando una nuova IRI che sembra quanto mai anacronistica. Rimangono sullo sfondo 3 punti su cui si giocherà il futuro dell'Italia nei prossimi anni: la riforma della P.A., che ponga al centro il cittadino come "cliente" dei servizi pubblici, customer satisfaction; la riforma della giustizia in un'ottica di efficientamento e semplificazione delle procedure e delle tempistiche processuali e la ormai irrinunciabile riforma costituzionale della forma di Governo in un'ottica Presidenziale che possa ridare all'Italia l'autorevolezza che gli spetta nel contesto internazionale. Neanche a dirlo, come eloquente scenografia di un sistema in fallimento, ci sono gli inossidabili Enti i utili, che appunto sono la plastica fonte di spreco pubblico. Per saperne di più: http://www.reteliberale.it/dettagli.asp?id=238&var&fbclid=IwAR0ka9zpl2EcpqxXUl1CNPRiRhK_DHEXXmeir5KzznPJSKoUgA1B_b1M8eg


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