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Basta chiamarlo «virus cinese». Chiamiamolo «virus del Partito Comunista Cinese»

  25 marzo 2020       Marco Respinti


LA CINA È UN REGIME TOTALITARIO CHE INCARCERA INGIUSTAMENTE, TORTURA E UCCIDE ⸺ IL REGIME COMUNISTA CINESE VIOLA SISTEMATICAMENTE I DIRITTI UMANI, REPRIME LE LIBERTÀ, VIOLA LE COSCIENZE, PERSEGUITA LE RELIGIONI E TORMENTA LE MINORANZE ETNICHE ⸺ IL GOVERNO DI PECHINO FABBRICA SISTEMATICAMENTE FAKE NEWS PER CONFONDERE E PER DOMINARE ⸺ DAVANTI AL CORONAVIRUS IL REGIME HA NASCOSTO L’EPIDEMIA PER SETTIMANE, HA ZITTITO I MEDICI, HA INCARCERATO I GIORNALISTI, HA OSTACOLATO LA SCIENZA ⸺ ORA SI ATTEGGIA A “LIBERATORE”, MA È SOLO PROPAGANDA ⸺ SMETTIAMO ALLORA DI CHIAMARLO «VIRUS CINESE»: CHIAMIAMOLO SEMPLICEMENTE «VIRUS DEL COMUNISMO», «VIRUS DEL PARTITO COMUNISTA CINESE», UN MORBO CHE MENTE E CHE UCCIDE ⸺ ADERITE SCRIVENDO A INFO@RETELIBERALE.IT, DIFFONDETE QUESTO MESSAGGIO, RESISTETE ALL’INFEZIONE ⸺ SIAMO ANCHE SU FACEBOOK, TWITTER, YOUTUBE, INSTAGRAM.

Il sistema che governa la Cina è un regime totalitario guidato da un partito unico, il Partito Comunista Cinese (PCC), dove la libertà e la democrazia non esistono. I cittadini cinesi sono perseguitati, torturati e uccisi se osano opporsi o semplicemente porre domande.
Il regime orgogliosamente comunista cinese (o neo-post-comunista) è anche una vera e propria industria di fake news, atta a gettare fumo negli occhi al mondo e ad accusare ingiustamente chi si oppone alla sua politica liberticida. Ogni giorno realtà diverse, religiose e laiche, private e istituzionali, mediatiche e di advocacy, come Bitter Winter, AsiaNews, ChinaAid, Citizen Powers Initiative for China, Congressional-Executive Commission on China, Victims of Communism Memorial Foundation, The Jamestown Foundation, World Uyghur Congress, Uyghur Human Rights Project, Uyghur Canadian Society, Campaign for Uyghurs, Sinopsis, International Campaign for Tibet, Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, Central Tibetan Administration, South China Morning Post, Hong Kong Free Press, The Epoch Times, China Uncensored e molte altre forniscono antidoti potenti alle bugie disseminate dal regime.

UN REGIME TOTALITARIO
Le religioni sono tutte perseguitate: protestanti, cattolici, buddhisti, musulmani, taoisti, ebrei, religioni popolari tradizionali, Testimoni di Geova, Shouter, Associazione dei discepoli, Falun Gong, Chiesa di Dio Onnipotente, e così via. Quando il regime non ha la forza sufficiente a reprimere duramente, infiltra e controlla, e alla prima occasione interviene con la mano pesante.
Nello Xinjiang sono ingiustamente incarcerati un milione di uiguri colpevoli solo di appartenere a una minoranza etnica e di essere credenti (musulmani). Il regime dice di ospitarli in “centri di avviamento professionale”, ma sono campi di internamento (alcuni detenuti sono anche professionisti consumati e ormai in pensione), dove la gente viene torturata e muore. Un milione è la cifra prudente che usano i documenti internazionali, ma i ricercatori indipendenti dilatano ragionatamente il numero fino a tre milioni, più decine di altre migliaia di appartenenti a minoranze turcofone (kazaki, kirghisi, uzbeki, tatari e altri). E chi vive fuori dei campi, vive nel terrore, nel controllo più rigido, nella paura.
Anche il Tibet vive una situazione angosciante, dove tutto ciò che è tibetano è conculcato e calpestato. Anche lì la sorveglianza è capillare e asfittica.

Metodi di controllo high tech, sistemi di riconoscimento facciale, telecamere di sorveglianza ovunque, profilazione del DNA, impronte digitali per accedere ai luoghi di culto, spostamenti vietati o limitatissimi: questo è la Cina quotidiana.

Il “China Tribunal”, una corte indipendente che ha sede a Londra, in giugno ha emesso il proprio verdetto di colpevolezza morale: la Cina dirige un sofisticato e ramificato commercio di espianto forzato di organi da prigionieri di coscienza, poi immessi sul mercato nero. Il 1° marzo il “China Tribunal” ha pubblicato il “libro nero” di questa raccapricciante forma di persecuzione: 500 pagine. Sullo stesso argomento, un’altra impressionante quantità di prove è pubblicata online dalla Victims of Communism Memorial Foundation (VCMF) di Washington.

Davanti a queste violazioni, il 4 marzo un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha chiesto al Comitato olimpico internazionale di assegnare a un altro Paese le Olimpiadi invernali in programma in Cina nel 2022.

L’11 marzo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha pubblicato il Country Reports on Human Rights Practices for 2019, ovvero l’analisi annuale dello stato dei diritti umani nel mondo. La parte sulla Cina elenca: omicidi arbitrari o illegali, sparizioni forzate, tortura, incarcerazioni arbitrarie, condizioni di prigionia dure e pericolose, interferenze arbitrarie nella privacy, aggressioni fisiche e azioni penali contro giornalisti, avvocati, scrittori, blogger, dissidenti, promotori di petizioni e altri, compresi i loro familiari; censura e blocco di siti Internet; interferenze nei diritti a riunirsi pacificamente e alla libertà di associazione, incluse leggi eccessivamente restrittive applicate a danno di ONG nazionali ed estere; gravi restrizioni alla libertà religiosa; limitazioni sostanziali alla libertà di movimento sia all'interno del Paese sia all'estero; respingimento dei richiedenti asilo provenienti dalla Corea del Nord (dove vi è fondato timore di persecuzione). Il Rapporto rileva inoltre problemi sostanziali rispetto all’indipendenza della magistratura, totalmente dominata dal PCC che controlla la nomina di tutti i giudici e che a volte pilota direttamente le sentenze dei tribunali, nonché una corruzione diffusa in tutto il Paese. E sottolinea pure la coercitiva politica di limitazione delle nascite, che in alcuni casi ha incluso la sterilizzazione forzata o l’aborto, la tratta delle persone, le gravi restrizioni poste ai diritti dei lavoratori e il lavoro minorile.

IL REGIME E IL CORONAVIRUS
Quanto al coronavirus, il regime cinese è colpevole di bugie, di ritardi nella comunicazione al mondo della pericolosità e della diffusione del male, della soppressione di chi ha provato a lanciare l’allarme per tempo e di continuare la persecuzione e la violazione dei diritti umani usando il contagio come copertura.
Ed è pure colpevole del silenzio su quanto accaduto in due laboratori a Wuhan, epicentro della pandemia, dove si lavora segretamente sui virus.
Sia chiaro, non stiamo accusando la Cina di alcun complotto. Non serve. Non c’è alcun complotto. Basta quel che la Cina fa alla luce del sole, per chi ha occhi per guardare. È sconcertante che nessuno stia chiedendo alla Cina, un Paese che già vanta un record orribile in tema di diritti umani e di disinformazione, di spiegare chiaramente cosa succede in due centri di ricerca, uno a meno di 300 metri da Huanan, il mercato ittico di Wuhan, e l’altro a soli 12 chilometri.
A metà febbraio, due ricercatori cinesi della South China University of Technology di Guangzhou, il dott. Botao Xiao e il dott. Lei Xiao, hanno posto l’accento su quei due laboratori, in cui tutto si muove nel segreto. Interessante notare come il loro studio sia scomparso dal database accademico internazionale Research Gate ‒ non il primo incidente di questo genere per testi provenienti dalla Cina che il PCC non gradisce ‒, benché sia ancora disponibile attraverso Wayback Machine, uno strumento utile a ricuperare materiali Internet cancellati che fino a oggi la Cina non è riuscita a controllare. Noi non diciamo che quei laboratori abbiano creato il virus, perché non ne siamo in grado e perché non lo sappiamo. Non lo dicono nemmeno i due ricercatori cinesi. Ma perché la Cina non spiega cosa accade in quei laboratori? Perché lo studio dei due accademici è stato ritirato?

IL MORBO DELL’IDEOLOGIA
Oggi la Cina e il “modello cinese” vengono sbandierati al mondo come soluzione al coronavirus. L’Italia è stata il primo Paese a esserne duramente colpito, con un gran tributo in vite umane, e oggi è terreno di propaganda da parte del regime cinese, denunciata da più voci.
Riceviamo mascherine sanitarie anti-contagio, ma sono della Croce Rossa cinese, non del governo comunista di Pechino. E comunque dopo avere acquistato, e pagato, ventilatori. E ciò nonostante la Cina ha pure la faccia tosta di provare a insinuare che l’origine del virus sia italiana, quando non dice, falsamente, che la causa non siano gli Stati Uniti.
Qualcuno chiede che la Cina possa essere addirittura portata sul banco degli imputati per le omissioni e le menzogne: accade negli Stati Uniti e in Canada, soprattutto perché delle istituzioni mediche cinesi non ci si può fidare, e, in base al diritto internazionale, sembrerebbe che la Cina e/o il PCC possano e debbano essere citati in giudizio per i danni enormi causati al mondo intero.
Ebbene, a Hong Kong si sta chiedendo di smetterla di chiamare il coronavirus un «virus cinese». I cinesi non c’entrano, i cinesi subiscono sia il coronavirus (come noi) sia il PCC (e noi la sua propaganda fatta di bugie). E lo fa anche The Washington Post «[…] per distinguere il modo in cui parliamo del popolo cinese dal modo in cui parliamo del governo di Pechino». Infatti, «dobbiamo essere tutti molto specifici nell’addossare la colpa al Partito Comunista Cinese per le azioni commesse. È stato il PCC che ha nascosto l'epidemia del virus per settimane, mettendo a tacere i medici, incarcerando i giornalisti e ostacolando la scienza, in particolare chiudendo il laboratorio di Shanghai che ha diffuso pubblicamente la prima sequenza del genoma del coronavirus». Dopo tutto, «di questa storia il popolo cinese è l’eroe». Noi, continua il quotidiano statunitense, «[…] non ce l’abbiamo con il popolo cinese, il problema che abbiamo è con il PCC: con la repressione che attua all’interno del Paese, con l’aggressione che esercita all’esterno e con l’influenza malvagia che ha sulle società libere e aperte».

Smettiamo allora di chiamarlo «virus cinese»: «chiamiamolo semplicemente “virus del Partito Comunista Cinese”. È più preciso e offende solo quelli che lo meritano». Esatto, per questo lanciamo questa campagna aperta a tutti e ognuno. Chiamiamolo con il suo nome: virus del comunismo, virus del Partito Comunista Cinese, che mente e che uccide. Aderite scrivendo a info@reteliberale.it, diffondete questo messaggio, resistete all’infezione. Siamo anche su Facebook.

Scrivere a info@reteliberele.it oppure a callittheccpvirus@gmail.com



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