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Lettera aperta a #Marina #Berlusconi

  8 settembre 2019       Luca Proietti Scorsoni       RL



Cara Marina, chi Le scrive è una persona che deve molto a quel Suo cognome così carico per Lei di oneri e onori. Sa, ho modellato gran parte della mia esistenza, fin qui raggiunta, credendo e partecipando a quell'Utopia che Suo Padre iniziò a comporre decenni fa adoperando eresie di scarto, allo stesso modo con il quale il Burri si dilettava a plasmare l'irreale partendo da materiali poveri e comuni. Si, sono un forzista. E, se mi permette: con mio grande rammarico, uno dei pochi a cui piace tuttora snocciolare quella triplice aggettivazione - liberale, liberista, libertario - ogni qualvolta mi viene chiesta la connotazione della mia visione politica. Ha capito bene, proprio così: tuttora. In questi tempi - mala tempora currunt - in cui definirsi "moderato" - che poi vuol dire non definirsi - è quanto di più audace si possa ascoltare nel nostro partito io mi appiglio, con tutte le mie forze, a quei connotati ideali e semantici originali che diedero frutti ricchi di polpa politica e finanche culturale. Ma andiamo oltre. L'altro giorno ho letto la Sua lettera essenziale e lucidissima che ha indirizzato al Corriere della Sera in difesa non solo di Suo Padre ma, non credo di sbagliare nel dirlo, a tutela di tutti quanti noi. Sia per chi crede ancora in uno Stato realmente di Diritto ma anche per coloro che, vivendo come bruti, meritano di essere tratti come se inseguissero "virtute e conoscenza". Una lettera, d'accordo, nella quale, e spero di non incappare in errore, mi pare di aver intravisto la gemmazione di un manifesto. Perché non aveva i toni dello sfogo ma era una lirica garantista messa su carta. Un pensiero in potenza gravido di aspettative messianiche. Inutile fare ulteriormente melina con le parole e quindi il tutto per dirLe che si, mi auguro che Lei possa prendere le redini: di un partito, di una comunità, di un sogno. Lei che è cresciuta in una casa dove si è sempre pasteggiata la follia nemmeno fosse Don Perignon dovrebbe debellare quella remora di razionalità che sta lì a frenare quel passo breve, seppur decisivo, e scendere in campo. Come Suo Padre. Meglio di Suo Padre. Ha lo stesso cognome ma a nessuno verrebbe mai in mente di considerarLa "figlia di". E questa "indipendenza" se L'è guadagnata sul campo: facendo crescere, unire e prosperare case editrici in un mondo dove la lettura è un lusso al quale pochi possono ambire. Lei però, ripeto, c'è riuscita. Ha fatto pieno uso del Suo carisma che solo in minima parte Le proviene da quella B e che non ha mai elargito gridando ad alta voce. Anzi: a pensarci non credo di averLa mai ascoltata la Sua voce. Guardi, mi ricorda un po' il Don Chisciotte di Cervantes con la differenza che qui i Mulini a Vento lei li ha infilzati uno ad uno, partendo da quello splendido edificio di Segrate sospeso tra l'acqua e il mito. Mi creda: non penso che la politica possa presentarLe sfide più ostiche di quelle da Lei già affrontate. Differenti, certamente, ma più difficili non credo affatto. Abbiamo bisogno di Lei, della Sua anagrafe, del Suo essere donna volitiva e imprenditrice caparbia, del Suo Dna che ha saputo far fruttare alla grande. Abbiamo bisogno della Sua capacità di porre ordine nel caos lasciando però stare quella stella che un tempo danzava ed ora incespica inesorabilmente per via di sovranisti di sorta e rigurgiti neostatalisti. Abbiamo bisogno di una nuova guida che si affianchi a quella di Suo Padre e che sia in grado di rifare le fondamenta dell'immobile, di puntellare quei tre-quattro concetti salvifici e che possa dare una nuova speranza a tutti quelli - quorum ego - che ancora, in maniera ostinata e caparbia, credono nella centralità dell'individuo, nella sua libertà di scelta e nella supremazia del singolo sulla massa. Abbiamo bisogno di smantellare l'egualitarismo che permea la nostra dimensione sociale e di porre nuovamente e costantemente in risalto le differenze e le diversità che ci rendono unici e paradossalmente uguali. Abbiamo bisogno di Lei, Marina. Non accadrà ma, in cuor mio, spero che un giorno, magari a breve, riesca a leggere questo mio appello.
Con stima, LPS


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