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SU CHI ARRIVA VIA MARE

  20 agosto 2019       Giandomenico Barcellona       RL


di Giandomenico Barcellona - E’ accertato che coloro che arrivano in Italia via mare (il più delle volte a Lampedusa) in altissima percentuale non hanno diritto allo status di rifugiato, trattandosi in grandissima parte di semplici emigranti (non uso il termine migranti, retorico e sovraccaricato, dato che non vagare in eterno non è il loro scopo). Si tratta per lo più di giovani maschi robusti e non certo denutriti: insomma, non parte chi ha più bisogno (ed anche questo è dato assodato).
Questa immigrazione non è organizzata dal paese di ricezione - paese che ha mostrato incapacità programmatoria in questo come in altri ambiti - ma è del tutto incontrollata: non si ha idea di chi siano coloro che entrano; possono essere fondamentalisti o delinquenti che fuggono dai paesi d origine.
Insomma, è priva di qualsiasi senso. Non c è controllo, programmazione, selezione.
Né si tratta di naufraghi nel senso classico del termine. E’ talmente chiaro che non ha senso attardarsi sul punto.
Queste persone arrivano in un paese che però non ha le risorse per dare una corretta accoglienza: formazione, prospettive, lavoro. L'Italia è un paese avviato verso la povertà ed in parte già povero, pieno di debito, pieno di giovani disoccupati che devono a loro volta emigrare; incapace di offrire tutela ai propri cittadini bisognosi, anziani e disabili. Difatti i newcomers hanno come loro obiettivo i paesi del nord dell’europa. Ma questo non è un problema per i traghettatori i quali scaricano il problema del costo economico e sociale su altri, e del dopo si lavano le mani come orgogliosi Ponzio Pilato.
Coloro che sbarcano sono destinati, se non solo a girovagare nelle strade, ad ingrossare le fila della delinquenza o, quando va bene, ad essere sfruttati per compiere lavori di fatica sottopagati ed in condizioni irregolari (come irregolare è la loro presenza sul territorio). Ci guadagnano i trafficanti (tra cui le ong), le mafie, gli organizzatori dell'accoglienza a spese dello stato, gli imprenditori senza scrupoli.
Ci perdono la classe media e lavoratrice, che vedono il carico fiscale aumentare in modo sempre più insostenibile, l'erosione delle buste paga, l'aumento del carico sui servizi sociali, dell'insicurezza e della delinquenza, nonché l'abbassamento del tenore collettivo di vita. E' evidente, infatti, che il mancato inserimento di immigrazione in modo organizzato rende le città più povere portando tutti verso il basso e non chi arriva verso l'alto. E' dunque vero che i partecipanti alla danza dell’accoglienza sono i nuovi deportatori di schiavi, di quello che Marx chiamava "esercito di riserva industriale. Su questo punto si nota una convergenza tra voci di parte della sinistra classica e di parte della destra liberale, il che non è una novità nel momento presente dato che la problematica si inserisce nella questione del luogo della sovranità e non dovrebbe sorprendere dato che ogni visione è infine soggetta a parametri di equilibrio e ragionevolezza .
Neanche vale la pena di parlare di quelle mezze figure che dall'alto delle loro ricchezze, del loro moralismo sciatto, della loro falsa coscienza, della loro scarsa capacità di vedere l’insieme, schifano i poveri “nostrani” e discettano sulla pelle di coloro che - dagli imprenditori, passando per i professionisti per arrivare sino agli operai - sono i reali produttori nel paese.
C’è poi un problema culturale in quanto un' immigrazione massiccia in un lasso di tempo breve crea disequilibri, impedisce una vera integrazione, crea condizioni di conflitto sociale se non - in prospettiva - di invasione e mutamento delle condizioni di vita e del modello organizzativo sociale. La storia è lì ad insegnarlo. Di fronte a questa prospettiva si devono fare scelte chiare e sono scelte politiche, ma non si può subire passivamente decisioni altrui. Quali valori si devono difendere? Quale modello sociale si vuole implementare?
C'è, ancora, un problema geopolitico: perché gli emigranti hanno il diritto di sbarcare in Italia, solo in Italia, tutti in Italia - e se solo qualcuno in Italia prova a ribellarsi passa guai seri, attaccato da ogni parte anche sino al rischio di reclusione - mentre gli altri paesi chiudono porti e sbarrano frontiere senza che nessuno dica qualcosa contro questo loro atteggiamento? L'impero germano-franco ha stabilito che il sud dell’europa (l'Italia in particolare) è da eliminare in quanto maggior competitor industriale (salvo il nord, da inglobare nella catena del valore tedesca) e pertanto deve essere da una parte serbatoio di ricezione e contenimento della migrazione (fungere da tappo, insomma. Come faceva la Libia prima dell’eliminazione del regime di Gheddafi, eliminazione - non a caso da parte di avversari geopolitici - che ha creato più danno di quanto abbia risolto) e dall'altra serbatoio di mano d'opera a basso costo. Discorso diverso è se il paese meriti o meno questa sorte; ma prima di questa riposta si pone la domanda se siano accettabili le interessate "punizioni" germano-franche. Il progetto è chiaro: spogliare l 'Itala delle proprie ricchezze colonizzandola finanziariamente (Francia), industrialmente e col debito (Germania). ricordiamo che mentre l 'Italia - già fortemente indebitata - paga con fondi propri quasi nella sua interezza l' accoglienza cui l’impero germano-francese la obbliga, è al contrario “obbligata” a contribuire al versamento - posto a carico di tutti i paesi sottoposti all'impero - di miliardi di euro ad Erdogan per chiudere la rotta balcanica e fermare le migrazioni dall'est affinché non arrivino altri emigranti verso la Germania. Si ricorda anche che, ai sensi degli accordi sottoscritti, chi arriva in Italia e viene registrato in attesa di vedere trattata la sua domanda di rifugiato, deve restare in Italia e non può raggiungere altri paesi dell’Ue. Chi non lo fa viene rimandato indietro. Poi, ovviamente ci sono le colpe italiane: nell ’incapacità di velocizzare le procedure, di gestire i rimpatri, ma anche di essere da sempre nella storia prona ad accettare l’altrui dominio pur di regolare i conti interni.
Infine, ma non disgiunto dai precedenti rilievi, sussiste un problema morale con evidenti contraddizioni: entra chi spinge e salta la fila? perché non andare a prendere chi ha più bisogno? Perché chi arriva con la barca sì e chi con l’aereo od a piedi no?
I respingimenti sono proibiti solo se si arriva dal mare? Se si tratta di emigrante che si presenta facendo domanda di rifugiato alle frontiere di terra, perché non dovrebbe entrare al pari di chi arriva dal mare? Perché, dato che la quantità di morti tra coloro che attraversano il deserto del Sahara per giungere sulle coste libiche è più altra di coloro che muoiono nel mediterraneo, non ci si cura di quei morti?
Perché, dato che si invocano ponti e non muri, non si abbattono i muri di Ceuta e Melilla (possedimenti spagnoli in territorio d'Africa) e si permette a tutti di entrare in europa senza arrivare - per di più rischiando - via mare? C' è un "diritto di entrare" solo in barca? Questo è ridicolo.
Si badi: tutto questo non ha nulla a che fare con l’essere contrari all ’immigrazione (che ben può essere anche fonte di valore od essa stessa un valore) od agli immigrati ma ha invece molto ha che fare con la politica sia dell’immigrazione che internazionale. E con lo sviluppo od il sottosviluppo del paese.
GB


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