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È tornato Ratzinger. Che sia Benedetto!

  11 aprile 2019       Luca Proietti Scorsoni       RL


di Luca P. Scorsoni - È tornato. Come un tuono che squarcia il silenzio ipocrita e arrendevole dei tempi attuali. Perché, in effetti, era troppa la confusione sotto il cielo per poter definire eccellente la situazione odierna. Non dico che serva un altro Papa in aggiunta a quello già presente - fermo restando che un Pontefice nuovo sarebbe auspicabile e anche a breve - ma una guida si. Qualcuno in grado finalmente di poter indicare una via, di dare un esempio, di poter fare proprio quel passo evangelico di Matteo in cui si esorta il "nostro" parlare ad essere deciso, netto, urticante, tagliente come un rasoio. Insomma: "si, si" , "no, no". Era impossibile rimanere aggrappati a questa idea solidaristica e teologicamente progressista della religione non più in grado di guardare l'individuo ma capace solamente di analizzare i ceti sociali e i loro bisogni materiali. Prima o poi doveva tornare un richiamo al metafisico, al mistero che echeggia al di là del pianto e della siepe, all'umano nella sua dimensione escatologica. E d'altronde non serve mica essere credenti per comprendere che il ruolo della Chiesa non è quello di essere un ospedale da campo bensì un luogo d'incontro con colui che è quel che ancora non so, ma i cui insegnamenti donano senso - come direbbe Guccini - all'ansia volgare del giorno dopo, alla fine triste della partita, al lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiamiamo vita. Le parole di Ratzinger sono un rimando identitario alle radici giudaico-cristiane - fonti esse stesse della laicità occidentale - ramificatesi nell'animo umano generando così l'intima vocazione verso l'assoluto nella perenne consapevolezza della propria relatività. Perfino Kant, nella Critica della ragion pratica, modella filosoficamente il concetto mediante il celebre aforisma contenente la legge morale e il cielo stellato, limite interiore e ontologico dell'umano quale unico sentiero per rintracciare qualcos'Altro. Canne pensanti, siamo questo. Fragili e immensi nello stesso medesimo istante. Serviva qualcuno che ce lo ricordasse. Perché il nostro destino è quello di nuotare nella profondità del pensiero antico, non quello di annegare nella superficialità del conformismo moderno. L'esistenza è fatta di tinte forti e non di sfumature buone per l'oggi ma esiziali per il domani. Che Dio sia morto oppure no non ci è dato sapere, ma vivere in continua tensione verso l'arcano, questo si che deve essere il nostro destino. Non quello di confondere il cristianesimo con una ONG da sacrestia. Più che dei precetti di buona condotta, impregnata per altro da un insopportabile buonismo di marca politically correct, è ora che qualcuno ci offra una vera e propria pastorale occidentale. Ratzinger è tornato. E se Dio c'è non può che benedirlo.


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