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Il crollo (economico) del Giappone

  1 gennaio 2011       Riccardo Lucarelli


Stando ai giudizi delle agenzie di Rating il tramonto economico del Sol levante non sarebbe dovuto al violento tzunami che si è abbattuto sul paese nipponico, ne al rischio di una catastrofe nucleare, ma all'ormai (quasi) incontrollabile aumento del debito pubblico che si protrae da più di un decennio. In questi giorni su diversi quotidiani e riviste del settore abbiamo assistito a commenti che accostavano la condizione Italiana a quella Giapponese come per svincolare l'Italia da responsabilità che invece deve avere ben presenti. Analizzando però la situazione ci rendiamo conto di come le matrici dei due debiti pubblici siano estremamente diverse. In Italia, il debito pubblico rappresenta un eccesso di spesa spesso riconducibile più ad interessi privati che al benessere pubblico, oltre che finalizzato in larga misura a cementare il consenso politico, non certo quello sociale. In altri termini lo Stato italiano negli anni ha chiesto sempre crescenti sforzi ai contribuenti invece di concentrarsi a contenere la spesa. In Giappone, invece, la pressione fiscale è sicuramente inferiore (circa il 25% vs oltre il 40%) e le entrate pubbliche sono pari a circa un terzo della ricchezza creata (per l'Italia siamo ancora sopra il 40% del PIL). La straordinaria crescita del debito pubblico nipponico, in effetti, ha una diversa matrice storica, in quanto nasce dalla crisi economica scoppiata negli anni '90 dove le entrate fiscali e la spesa pubblica hanno preso strade opposte. C'è poi da considerare che, a differenza di altri stati ad alto debito pubblico, il Giappone ha un livello molto moderato dei tassi di interesse. La ragione sta nel fatto che la Banca Centrale tiene basso il costo del denaro ed in cambio gli istituti di credito acquistano i titoli di Stato contribuendo a tenere bassi i tassi di interesse. Questo spiega perchè il 95% del debito sia in mano a investitori giapponesi comportando un meccanismo alla lunga insostenibile. Noto con stupore però che da parte degli analisti fiscali, soprattutto italiani, una delle ricette che più si propone per aumentare il gettito da destinare al risanamento del debito è l'aumento della pressione fiscale. C'è voluta una catastrofe per far capire loro che non sarebbe stata una boccata d'ossigeno per i conti pubblici ma l'ennesima scelta sbagliata di una politica economica già troppo incoerente. E' da notare infatti come nel 2010, a fronte di un non aumento delle imposte, ci sia stato un aumento del gettito fiscale del 3% sull'anno precedente. Ma la vera novità è che l'aumento delle entrate è dovuto per la maggior parte al bilancio delle imprese (unico vero motore dell'economia) che, a fine anno, hanno presentato conti ricchi di profitti, contrariamente al rosso dilagante dei conti pubblici che assillano i responsabili del governo del Sol Levante. A preoccupare il governo è anche la situazione del parlamento. Di fatto il partito del Primo Ministro Kan ha bisogno dell'opposizione per far passare la legge di bilancio 2011-12. in questo quadro occorre che le forze politiche responsabili si parlino in vista di un alleanza politica che unisca tutto il Parlamento. Altrimenti non se ne esce.


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