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Sogni politici ricorrenti

  6 novembre 2018       Guglielmo Piombini       RL


di Guglielmo Piombini - Lavoro: l'Italia dei 5 milioni di "indipendenti". Meno 642mila dal 2008 è la fotografia dell'Istat sulla base dei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro raccolti nel secondo trimestre del 2017.
La classe politica sembra ossessionata da due obiettivi, che persegue ogni giorno con una determinazione instancabile: cercare di ridurre al massimo il numero dei lavoratori autonomi (attraverso crescenti persecuzioni fiscali e burocratiche) e trovare modi per aumentare sempre di più il numero dei dipendenti pubblici. Il sogno di ogni politico a livello statale o locale, il suo desiderio più ardente al quale lavora incessantemente, è quello di riuscire ad assumere centinaia di migliaia o milioni di persone nell'amministrazione pubblica, negli enti locali, nelle partecipate.

A prima vista, distruggere i produttori di ricchezza sembrerebbe un comportamento autolesionistico, ed è certamente così. Ma al politico interessano i vantaggi politici immediati, anche a costo di sacrificare quelli economici, che sono più generali e di lungo periodo.

Quando Stalin annientò la classe dei contadini kulaki provocò una catastrofe economica, di cui era ben consapevole. Ma quello che a lui interessava era il consolidamento del potere in capo alla classe politico-burocratica, e infatti raggiunse in pieno il suo obiettivo. Le nostre classi politiche ragionano più o meno allo stesso modo.


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