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Il Buonismo ha buon mercato

  1 agosto 2018       Nicoletta di Giovanni       RL


di Nicoletta Di Giovanni - Far spazzare i marciapiedi e ripulire dalle erbacce le piste ciclabili sarebbero le proposte shock degli amministratori illuminati per i migranti sparsi nella penisola.
Se questa è loro premessa-promessa, sarà meglio smontarla subito: la circostanza pacifica è che non si tratta di profughi, perché se riconosciuti tali avrebbero il diritto ad essere accolti.
Gli immigrati cd economici, invece, che rappresentano la maggioranza, dovrebbero avere già il lavoro, altrimenti non dovrebbero trovarsi qui, giusto? Infatti, questo gran parlare di immigrazione “socialmente utile”, come gli omonimi lavori a forte illusione e costosa realtà, riguardano coloro che attendono di sapere se possono restare nel paese dei Buonisti (h)a buon mercato e con i soldi degli altri.
Il problema tecnico, sorvolato quello del declino demagogico, risiede nel tempo di verifica dello status di profugo, così lungo da non attendere più risposta e la sola richiesta fa tutti profughi in pectore perpetuo. Nelle more del ricorso pochi si dileguano, poiché, essendo manifestatamente fondata l’incapacità di accompagnarli alla frontiera, non temono un provvedimento d’espulsione certo:
i decreti Minniti hanno abolito l’appello, ampliato le strutture deputate all’esame dello status di rifugiato e potenziato chi deve garantire il rimpatrio, ma il pregresso è difficile da smaltire e gli sbarchi sempre in crescendo, hanno trovato un arretramento solo in questi ultimi tempi salviniani. Ad adiuvandum, redatto un bel quadro dei disagi, caso per caso, sopravvivono le protezioni sussidiarie e umanitarie. A questo punto, dopo le balle sull’esistenza di lavori che gli italiani non vorrebbero più fare e delle pensioni in salvo con la ricetta multiculturale e delle nascite naturalizzate alla Erdogan-pensiero, siamo sempre noi che paghiamo il conto dei lavoretti “ecologici”: vitto, alloggio, bollette, wifi e scheda telefonica non sono gratis, non emancipano e fanno tanto schiavitù last version. Inventarsi lavori per decreto e imporre la presenza di un’immigrazione massiccia e in massima parte impermeabile al sistema valoriale del paese ospitante, porta soltanto ad un assistenzialismo diffuso, fine a se stesso e alla creazione di enclavi impenetrabili in ogni città. Dividersi nel tifo tra favorevoli e contrari all’accoglienza tout court, anche considerando le invocazioni misericordiose ormai fuori contesto, è un esercizio dannoso: il buon senso della libertà dovrebbe farci accogliere chi fugge dalla guerra e far lavorare chi produce, perché tutto il resto, giusto o sbagliato che sia, è impossibile da perseguire.
Ma si dirà che i Sindaci non hanno competenza in tutto questo, che la Prefettura “detta” legge! In realtà è un bel modo di deresponsabilizzarsi dietro il paravento della legalità, perché i sindaci, eletti con un sistema elettorale lineare, possono essere i veri reazionari, che reagiscono, appunto, al declino italico scritto per legge dai blindati delegati. Ormai sono decine i sindaci che non hanno firmato il Protocollo della Prefettura e del Ministero degli Interni (2,5 migranti ogni 1000 abitanti). Un protocollo che sa tanto di costrizione, di mortificazione dell' autonomia dei sindaci e degli enti locali. Dopo quasi tre anni di fallimentare gestione dell’emergenza migranti, Governo e Prefetto sono arrivati all’imposizione con la variante dello strumento del bando e la solita cooperativa pronta per l’adesione. In sintesi, chiunque sia accolto dai Comuni avrà in automatico la residenza, aprendo a tutta una serie di conseguenze che immaginiamo, tanto che nessuno sa bene cosa accadrà al termine dei tre anni di sperimentazione. L’unica cosa certa è che più dell’80% dei migranti che saranno mandati nei Comuni non godono di alcuno status internazionale e dei requisiti richiesti per la concessione dell’asilo politico, quindi arrivano clandestinamente (dato diffuso dal Ministero dell’Interno e dal Commissario Europeo Avramopoulos e mai smentito). Su questo desolante “pacchetto” i governanti appena passati si stavano già affrettando a mettere un bel fiocco: Il diritto di cittadinanza per nascita in loco che avrebbe agito da sanatoria su tutto il teatro dell’assurdo qui superficialmente affrontato. Eppure, appare del tutto logico che il luogo di nascita è circostanza più o meno ininfluente sulla cittadinanza di una persona. Perché, il fatto che il grembo della propria madre si trovi nel territorio della Repubblica al momento del parto dovrebbe influenzare l’essere italiano di quel bambino? Siamo forse in presenza di una qualche forza astrale, qualche magnetismo italico capace di fare italiano un bambino sol perché nasce sul sacro suolo italiano? Non è più logico riconoscere che quel bambino è italiano sulla base di un processo di integrazione che percorre negli anni o sulla base del fatto che la sua famiglia/ambiente in cui cresce nel frattempo è diventato italiano? Lo Ius soli sarebbe un’immane sventura con barconi colmi di donne in gravidanza che innescherà con la cittadinanza di uno, una sequela di ricongiungimenti con diritti a tutto e a spese di altri. Non funziona, di certo, il paragone con lo Ius soli targato USA, perché lì si pratica la più dura politica contro l’immigrazione clandestina e da tempo, con l’aumento dei flussi, il principio è entrato seriamente in crisi. Sarebbe perciò assurdo per l’Italia modificare la normativa sull’ immigrazione con lo Ius soli che, favorendo il radicamento di culture diverse, non tutte conciliabili, sul nostro territorio, renderebbe di fatto molto più difficile la vera integrazione.
E’ noto il fenomeno sociologico della crisi di “rigetto” della seconda e terza generazione di immigrati, che cercano quasi disperatamente di conoscere le proprie origini culturali e nei casi di incompatibilità riconosciuta, il fallimento del multiculturalismo verso tutti ci ha mostrato da tempo i suoi orrori. E allora, chi di dovere, regoli l’immigrazione, favorisca l’accesso di chi ci è utile e voglia integrarsi, contrasti il mercato umano per mare, rimpatri chi violi la legge che regola l’ingresso e lo consideri reato, come anche la riduzione in schiavitù. Regalar passaporti, assistere cooperative che ammassano persone in case private o in alberghetti rimediati, “sistemare” qualche prescelto a carico della finanza locale o alla corte di qualche patronato a fare il “mediatore kulturale”, trasformare l’Italia in una enorme Caritas, non sono esattamente le “mosse” attese dagli Italiani.
La propaganda elettorale è finita da poco e chi annuncia i "Tagliaerbe gratis" farà la fine di quelli che promettevano più "Pagatori di pensioni".
Concludo questo caotico collage con l’avvertimento del libertario Hoppe – cit C.Lottieri – che in merito all’ immigrazione, giudica ragionevole che le istituzioni pubbliche introducano precise limitazioni al movimento delle persone da un paese all’ altro partendo da un dato non reversibile in tempi brevi (si fa per dire), quello del sacro Welfare State cui i migranti mirano ad accedere! Infatti, l’immigrato usa strade, ospedali, scuole e altri beni pubblici che non ha in alcun modo contribuito a finanziare.
Per questa semplice ragione, è del tutto sensato il comportamento di quanti chiedono restrizioni all ’immigrazione e distinguono nettamente tra la libera circolazione delle merci e quella delle persone. Ben si comprende che finché non verrà cancellata ogni forma di protezionismo e welfare state è giusto che i cittadini pretendano misure a tutela dei loro beni collettivi.
Allora, accanto alla libertà di accogliere, non va sottaciuto il diritto di escludere: come in un Club, non totalmente chiuso, ma nemmeno aperto a tutti. Si può entrare, ma a patto di conoscerne le regole, rispettarle e pagare una quota d’accesso.
Quindi, aggiungo io, chi è portatore di principi contrari alle regole del Club ospitante, non potrà avere la tessera di quel Club, figurarsi entrarci con l'inganno.
Ad oggi, registriamo un cambio di rotta delle zelanti ONG e un doppio annuncio del ministro dell'Interno in forma di Circolare ai prefetti. In sintesi, da una parte lo spostamento dei fondi per l'immigrazione sulla sicurezza e i rimpatri; dall'altra la velocizzazione nell'esame delle istanze e la stretta sulla concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Vedremo, siam qui!


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