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Black Block: se li conosci li eviti

  1 gennaio 2011       Riccardo Lucarelli


Era il 2005 quando per ragioni di studio ebbi il piacere di risiedere per un breve periodo della mia vita ad Edimburgo (Scozia). Quell’estate la Scozia ospitò i capi di Stato e di Governo dei paesi più industrializzati al mondo per decidere quali misure adottare, soprattutto in riferimento alla riduzione del debito dei paesi africani. La città, al di fuori del fatto che merita di essere visitata almeno una volta nella vita fu il luogo dove ebbi modo per la prima volta in vita mia, di trovarmi inaspettatamente a contatto con i famosi Black Block. Mi trovavo a Princes Street in mezzo ad una folla immensa che manifestava pacificamente quando ad un tratto cominciarono a volare bottiglie di vetro e oggetti contundenti di qualsiasi genere e grandezza. Ci misi un secondo per capire che sarebbe iniziata una guerriglia urbana che sicuramente avrebbe lasciato il segno per le vie della città. La fortuna ha voluto che l’appartamento di un mio amico si trovasse a poche decine di metri da me e rapidamente (a differenza di molte altre persone) riuscii a svincolarmi da quel caos riportando giusto qualche lacrima agli occhi dovuta ai lacrimogeni che nel frattempo la Polizia fu costretta ad utilizzare per disperdere il gruppo di estremisti. Dall’alto della finestra dell’appartamento assistemmo per circa un ora ad uno scontro che per anni rimarrà in ma impresso. Tecniche di assalto classiche, dai cassonetti dell’immondizia usati come scudo, alle bottiglie di vetro della birra utilizzate come Molotov (per chi non lo sapesse la bottiglia prende il nome dal famoso ministro degli esteri sovietico Vsaceslav Molotov) Una delle cose che più mi lasciò stupito in quell’occasione era vedere decine di ragazzi della mia età con il volto coperto, distruggere tutto quello che gli girava intorno ed in particolar modo tutto ciò che poteva essere ricollegato al cosiddetto “sporco capitalismo”, ovvero banche, esercizi commerciali, distributori di alimenti e bevande ecc. ecc. Una domanda sorse spontanea;mi chiesi, ma allora parchè indossano tutti le Nike, le Reebok o gli anfibi della cult? Con chi abbiamo a che fare? Con anarchici coscienti delle proprie azioni o con semplici ragazzi che credono in un mondo migliore? Nulla di tutto ciò! Queste persone costituiscono gruppi s emi organizzati che trovano nell’uso della violenza uno dei passaggi fondamentali della propria azione insurrezionali sta. Condannare “i ragazzi con le Nike” non basta; c’è bisogno da parte delle istituzioni tutte di uno sforzo affinché si recuperi una cultura civica degna si recuperi una cultura civica degna di un paese civile.


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