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Del preposto senza portafoglio

  24 luglio 2018       di Telemaco Minicucci e Nicoletta Di Giovanni       Scuola Libera/Centro studi Rete Liberale


La figura del preposto è pressoché sconosciuta nella cultura e letteratura giuslavoristica, tanto che in sede di contrattazione collettiva non è mai stata oggetto di apposita trattazione specifica. Mutatis mutandis, la questione nel comparto scuola è posta in via preliminare dai dirigenti scolastici nel far “accettare” ai preposti il fatto che gli obblighi discendenti dal D.Lgs. 81/08 altro non sono che “obblighi” di responsabilità di posizione” e senza un corrispettivo economico rispetto ai suoi colleghi non preposti. In breve, La qualifica di preposto è attribuita in base alle mansioni concretamente svolte a scuola in posizione di preminenza rispetto ad altri lavoratori e si esplicita in poteri direttivi e sanzionatori concreti. Il preposto “senza portafoglio”, come il datore di lavoro o il dirigente s., è individuato direttamente dalla legge e dalla giurisprudenza come soggetto cui competono poteri originari e specifici, differenziati tra loro e collegati alle funzioni a essi demandati, la cui inosservanza comporta la diretta responsabilità del soggetto iure proprio. C’è di più, perché Il preposto non è chiamato a rispondere in quanto delegato o incaricato dal datore di lavoro, bensì a titolo diretto e personale per l’inosservanza di obblighi che allo stesso direttamente fanno capo. In altre parole, il richiamo (difesa del preposto) in un eventuale contenzioso alla assenza di delega da parte del DS non potrà allontanare la sua responsabilità. Il delicato ruolo da svolgere, infatti, ai sensi della vigente legge è sottoposto ad una serie di sanzioni, che prevedono l’applicazione di provvedimenti sia penali che amministrativi. Nello specifico in caso di inadempienza, i preposti, in funzione delle proprie attribuzioni e competenze, sono puniti – a seconda delle gravità della condotta – con l’arresto fino a 2 mesi o con l’ammenda che può arrivare a 1.315,20 euro. La contrattazione collettiva (e in subordine integrativa) potrebbe prevedere speciali indennità economiche per i lavoratori cui è stato attribuito uno di tali incarichi, ad esempio in ragione di una effettiva e maggiore esposizione a rischi o a condizioni di lavoro più gravose. Si rileva, quindi, una notevole incongruenza nell’attribuire specifiche responsabilitá con l’incarico di preposto (figura cui corrisponde per legge una posizione di garanzia ed il dovere di vigilanza sugli altri lavoratori) ai referenti di plesso ed agli insegnanti tecnico-pratici durante le ore di laboratorio senza che ne corrisponda una equivalente remunerazione economica. Infatti, mentre l’attribuzione della funzione di preposto al DSGA ha una logica conseguente all’effettivo ruolo di coordinamento del personale ATA sottoposto ed un riconoscimento economico insito nell’ inquadramento stipendiale superiore, al contrario i docenti referenti di plesso ed ITP non sono remunerati economicamente per il ruolo di responsabilitá loro assegnato, anche di fatto, dalla legge 81/08. Certo non si può compensare la responsabilità del preposto con “paghetta” mensile – citando Aldo Ficara – per il docente referente di plesso e simili, solo per fare un esempio. Concludiamo con una domanda in riferimento al Merito introdotto ex L107: tra i famosi criteri di attribuzione del bonus, potrebbe il Comitato di Valutazione inserire questo aspetto, non proprio secondario, nell’area C “responsabilitá assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale”? Sembrerebbe di sì: effettivamente risulta nei criteri di qualche comitato piu’ illuminato, pochi per la verità, non più del 10%.

Ps: il Ds forma il docente con un CORSO di h8 Full immersion e il suo obbligo è risolto


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