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Il Grande Equivoco

  23 luglio 2018       Elena Vigliano


di Elena Vigliano -
Molti lavoratori dipendenti sono erroneamente convinti che l'impresa sia un ente socio-assistenziale.
La scuola non insegna loro che l'obiettivo primario di ogni impresa è il profitto: senza il profitto le aziende falliscono ed i lavoratori perdono il posto di lavoro.
Il profitto è un dato tecnico-economico : se paragoniamo l'azienda ad un motore il profitto è il lubrificante ed il carburante che consente all'ingranaggio di funzionare e non incepparsi e al mezzo di avanzare.
Potreste mai affermare che il motore è senza scrupoli, avido o egoista perché necessita del lubrificante e del carburante per funzionare? Ovviamente, no.
Volendo attribuire una connotazione etica al profitto si potrebbe definire "egoistico". Ma è un egoismo, o meglio, un interesse individuale, che genera benessere collettivo: l'interesse egoistico degli operatori economici li spinge a fare le scelte più razionali e vantaggiose per se stessi ma, indirettamente, inconsapevolmente e fruttuosamente, anche per l'intera collettività. Anche il lavoratore è un egoista economico: aspira al massimo del compenso col minimo della prestazione. I diversi egoismi economici, dell'impresa dei lavoratori, dei consumatori, si incontrano nel mercato ai fini della produzione e dello scambio, permettendo l'allocazione efficiente di risorse scarse, fondata sulla libera scelta del consumatore: la migliore allocazione delle risorse si ha, dato un sistema di prezzi, quando le imprese massimizzano i loro profitti ed i consumatori rendono massima la soddisfazione dei loro bisogni. Ovviamente ciò implica ovviamente, la libera scelta del consumatore in antitesi alla allocazione impositiva operata dallo Stato.
La ricchezza materiale così prodotta è la precondizione per qualunque decisione sociale e politica che, senza mezzi materiali prodotti grazie al libero mercato, non potrebbe essere operativa.


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