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CETA UNA VOLTA LA DIGNITÀ

  20 luglio 2018       Luca Proietti Scorsoni       Social


Di Luca Proietti Scorsoni - CETA UNA VOLTA LA DIGNITÀ

Sarà che ho un altro (e alto) concetto della dignità, tanto da farmi assumere spesso un atteggiamento guardingo verso qualsivoglia dichiarazione di intenti che contempli vocazioni moralisteggianti, ma non riesco a trovare questo decreto governativo, per l'appunto, "degno" di tale appellativo. Anche perché non è andato a sanare nessuna di quelle situazioni, ormai incancrenitesi nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese, che potremmo definire, in questo caso si, indegne sotto molteplici punti di vista. Quello che trovo realmente indegno è non contemplare una drastica riduzione del cuneo fiscale sia per l'impresa che per i lavoratori. È indegno rendere ancor più pesante il fardello burocratico per le aziende per le quali passa la ripresa, ma quella vera. È indegno non legare l'aumento salariale alla produttività e alla contrattazione decentralizzata. È indegno smontare un riforma pensionistica senza uno stralcio di visione previdenziale per i giovani di oggi che contempli sostenibilità e giustizia sociale. È indegno smantellare invece che implementare l'impalcatura alla base della flessibilità nel mondo del lavoro. È indegno riprendere l'accanimento terapeutico nei confronti dell'Alitalia, tornando a bruciare i soldi di quei contribuenti ai quali si vorrebbe ridare dignità. È indegno impedire ai commercianti di lavorare secondo le loro volontà suffragate da esperienza e fiuto per gli affari. È indegno sputare sui trattati di libero scambio che offrono opportunità di crescita ed espansione economica. È indegno il ritorno allo Stato etico che stabilisce cosa dobbiamo fare, bere, mangiare e quali spot vedere. Di questo passo, visto che alcuni bambini diventano obesi anche per un consumo eccessivo di merendine, dovremmo mettere al bando girelle e buondì? A volte passare dalla dignità al ridicolo è più semplice di quanto si possa pensare. O decretare.


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