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DIGNITÀ PER DECRETO

  5 luglio 2018       Luca Proietti Scorsoni       RL


SE LA DIGNITÀ PASSA PER UN DECRETO di Luca Proietti Scorsoni
Il Jobs Act non è da rottamare ma da completare.
Cosa che Renzi non ebbe modo (o coraggio?) di fare. D'altronde se vogliamo realmente ridurre la precarietà, a tutto vantaggio di una maggiore dose di flessibilità, dobbiamo rendere più efficace l'attuale riforma del lavoro implentandola con la parte finora mancante, ovvero quella relativa alle politiche attive. E del resto la differenza tra un mercato lavorativo precario e uno flessibile si condensa nell'attimo successivo alla conclusione del rapporto professionale. In un caso c'è la totale incertezza del futuro alimentata da un welfare anchilosato e assolutamente inefficiente mentre dall'altro lato vi è l'immediato intervento di una rete sociale, frutto di una contaminazione tra pubblico e privato, capace di formare, orientare, ricollocare e, nel mentre, sussidiare e compensare i vuoti contribuitivi e previdenziali dovuti all'inattività temporanea del singolo lavoratore. Ed è proprio in funzione di un'impostazione siffatta che devono essere rigenerati i centri per l'impiego, per fare incontrare domanda ed offerta, non di certo per allestire l'impalcatura assistenzialista ora denominata "reddito di cittadinanza". Qui serve creare ricchezza non assorbire risorse. La flexsecurity danese, il cui modello ha ispirato il Jobs Act, funziona secondo un meccanismo similare a quello accennato nelle righe precedenti. Che poi, intendiamoci, una riforma del mercato del lavoro è solo un tassello di una costruzione molto più ampia e complessa. Perché quello che deve essere realizzato di fatti è un ecosistema articolato su più punti qualificanti - da quello fiscale a quello giuridico passando per l'aspetto infrastrutturale e logistico fino a quello relativo al capitale umano - in grado di svolgere una reale funzione attrattiva per i fattori produttivi quali il capitale e la forza lavoro. In ballo non c'è solamente una maggiore libertà dell'impresa nello scegliere i propri collaboratori ma altresì la libertà da parte degli stessi lavoratori di farsi scegliere o meno da una data azienda. Aumentare il monte salariale - oltre ovviamente il livello occupazionale - inoltre è un'altra priorità che può concretizzarsi solamente se si riduce drasticamente l'aggravio fiscale per le aziende e nel momento in cui si delocalizza la contrattazione legandola per giunta alla produttività. Insomma, le nuove sfide devono essere affrontate tramite soluzioni inedite, non certamente mediante l'ausilio di schemi arcaici, frutto a loro volta di logiche ormai superate che, se venissero riadattate all'occorrenza, porterebbero verso esiti a dir poco esiziali.


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