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  1 giugno 2018       Giovanni Guzzetta


Governo: G. Guzzetta, c'e' maggioranza per riforma presidenziale - "Il Presidenzialismo e' entrato finalmente nel dibattito politico. Adesso e' il momento della verità per tutti coloro che sinora si sono pronunciati per una riforma improrogabile delle istituzioni": cosi' il presidente dell'associazione Nuova Repubblica - Eleggiamo il Presidente, Giovanni Guzzetta, secondo cui "con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che oggi hanno ribadito con chiarezza la loro volontà presidenzialista; con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, che già in passato si erano espressi in tal senso, esiste una maggioranza nel Paese per la riforma presidenziale. L'Italia ha la possibilità di dare soluzione ad una crisi istituzionale che ormai dura da decenni e che ha visto gli ultimi presidenti della Repubblica svolgere un ruolo di supplenza rispetto ad un parlamentarismo in agonia. Se non ora quando?", si chiede Guzzetta che aggiunge: "Adesso, però, e' essenziale che un pronunciamento popolare dia un mandato forte al Parlamento. Troppe volte e' successo che la fanfara delle riforme si sia arenata nella convenienze della contingenza politica. Non si può fallire un'altra volta". ansa 29/5/18 Il prof. ricorda a coloro che associano il Presidenzialismo con un possibile pericolo dittatura, che in Italia si è veduta sorgere una dittatura non da un regime a tipo presidenziale, ma da un regime a tipo parlamentare, anzi parlamentaristico, in cui si era verificato proprio il fenomeno della pluralità dei partiti e della impossibilità di avere un governo appoggiato ad una maggioranza solida che gli permettesse di governare. Quindi il problema è questo: come si fa a far funzionare una democrazia che non possa contare sul sistema dei due partiti che, in Italia, in questo momento non esiste e che ancora per qualche tempo non esisterà, ma che deve invece funzionare sfruttando o attenuando gli inconvenienti di quella pluralità dei partiti la quale non può governare altro che attraverso un governo di coalizione ? Cioè: qual è la forma dello Stato che meglio serve a far funzionare un governo di coalizione, impedendo quelle crisi a ripetizione che sono la rovina della democrazia, quella rovina che, se non fosse evitata, ricondurrebbe inevitabilmente, a più o meno lontana scadenza, ad una dittatura ? cit Calamandrei -Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dalla impossibilità di governare dei governi democratici- @nuvarepubblica.it / Senza una nuova Repubblica, senza nuova Costituzione e nuove regole, l’Italia sarà presto un Paese a rischio. Sarà a rischio la sua tenuta economica, la sua stabilità sociale, la stessa unità nazionale. La nostra non è una profezia pessimista, è una previsione che temiamo lucida al termine di otto anni di crisi spossante, di cattiva politica economica, di generale impoverimento, di emigrazione (giovanile e non) senza precedenti, di precarietà e paura che attanagliano il ceto medio, di profonda e ulteriore distanza fra aree, regioni e ceti sociali. Stabilità politica, Governo solido, certezza del diritto sarebbero in questo quadro i requisiti minimi per affrontare crisi, speculazioni, incertezza. La nostra architettura istituzionale è però del tutto inadeguata al compito: il grave ritardo accumulato lungo un ventennio di sterili dibattiti adesso rischia di trasformarsi in un conto alla rovescia. Riteniamo che affrontare il tema di una nuova Repubblica, una nuova Costituzione e nuove regole sia pura e responsabile opera di prudenza e di protezione civile: ben altro che dibattito astratto o scolastico. Senza regole di convivenza degli italiani nel proprio Paese, e dell’Italia in una Unione Europea, il futuro ci appare ragionevolmente assai più incerto di quanto ogni ottimismo della volontà - e ogni governo frutto delle urne del 4 marzo - sarebbero in grado di effettivamente assicurare. Non ci sfuggono le ragioni del malessere e delle vere proprie sofferenze diffuse nella nostra società, non vogliamo promuovere una discussione accademica che sfugga dalle dure contraddizioni del presente. Ma oggi se all’emergenza, che certamente va affrontata, dal fisco alla pubblica amministrazione dalla solidarietà ai bisognosi al sistema di credito alle imprese, non si accompagna la ristrutturazione dello Stato, la soluzione delle questioni concrete sarà un esercizio evanescente: è la macchina di base a non funzionare. Vi sono oggi, nel 2018 , almeno altrettante e necessarie ragioni per scrivere una nuova Carta costituzionale e fondare una nuova Repubblica di quante ve ne fossero settanta anni or sono, nel lontano 1948. Anche di fronte alla prospettiva di nuove elezioni - una scelta che nessuna nazione civile esclude quando non esistono equilibri basati sul voto per governare - queste dovrebbero pertanto essere accompagnate da una campagna per promuovere un’iniziativa costituente che coinvolga direttamente i cittadini, anche sulla base di referendum di indirizzo sui temi controversi su cui non si è sino a oggi riusciti a decidere. Primo fra tutti il tema della forma di governo in senso semipresidenziale. Associazione “Nuova Repubblica - Eleggiamo il Presidente” Milano, Corso di P.ta Vittoria 41 Presidente: Giovanni GUZZETTA Soci Fondatori: Luigi AMICONE, Mario BARBI, Stefano BECICH, Cesare BERNINI, Roberto BERVEGLIERI, Valter BISCOTTI, Beniamino Bruno BONARDI, Nadia BOTTAZZI, Gaetano BRUNO, Ricardo CHIAVAROLI, Nicola CINELLI, Luigi D’AGRO’, Raffaella DELLA BIANCA, Andrea FERRETTI, Lodovico FESTA, Vincenzo Alan Cesare FRANCESCHELLI, Paolo GRAZIOLI, Giovanni GUZZETTA, Giuseppe MAMBRETTI, Giacomo Lev MANNHEIMER, Mazzocchi ERDER, Giovanni NEGRI, Paolo NESSI, Mauro PIAZZA, Antonio PILATI, Daniele RENZONI, Dino SECCO, Roberto TICCHI, Maurizio TORTORELLA, Anita VARSALLONA, Marco ZANOTTI.


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