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I Talenti Cristiani sono quelli di merito, mercato e libertà

  2 marzo 2018       Luca Rampazzo       SCUOLA LIBERA


Noi crediamo devotamente in Nostro Signore Gesò Cristo. Il quale crede nel libero mercato. Come mostra la Parabola dei Talenti, come analizzata da Charles Gave, che ha analizzato il pensiero economico di Gesù Cristo, così come emerge dai vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ne è venuto fuori un saggio (111 pagine, 15 euro) dal titolo Gesù economista, edito dall'Istituto Bruno Leoni libri. Il testo lo conosciamo tutti, ma le implicazioni sono importanti. Primo, Gesù non ha nulla contro i banchieri. Secondo, non ha nulla contro il profitto. Anzi. Terzo, è interessante analizzare la figura del servo infedele. Alcune precisazioni di contesto. Il servitore che avesse paura per le sorti dei beni del Padrone, nel diritto Ebraico dell'epoca di Gesù, era OBBLIGATO a seppellire i beni. Non è una scelta opportunistica. È l'adesione, formalmente corretta, al precetto della legge. È l'adesione acritica ad una visione della vita da passacarte: qual è il mio dovere? Come posso adempiervi senza rischio? Come arrivo alle cinque di pomeriggio con meno danni possibile? Queste sono le domande del servo infingardo. Il quale non compie nulla di male, secondo la mentalità diffusa, allora, come oggi. Paga le tasse. Paga i fornitori. Ma non rischia, non cresce, non prospera. È un ramo morto della società. Chi sono invece i virtuosi? Gli speculatori. Tutti gli speculatori. Quelli che hanno rischiato. Quelli che hanno investito. Quelli che hanno portato denaro al Padrone. Che è duro. Non possiamo dire avido, ma accetta, nella parabola, solo rendimenti pari al 100% del capitale. Non proprio poco, se pensate a quanto rendano i denari in banca. Oggi. Allora no, perché erano investimenti a rischio anche quelli. Ecco. Questa è la parabola dei Talenti: per entrare nel Regno dei Cieli si deve rischiare, essere liberi, non essere schiavi del proprio timore e lanciarsi nel mercato. Come noi di Scuola Libera diciamo da sempre. E come sottolinea anche il maestro Remo Margani, con la sua bellissima poesia:

Quando egli tornò
i servi a sé chiamò
chiedendo il resoconto
di quanto avuto in conto.
"Ebbi cinque talenti,
con buoni investimenti
io li ho raddoppiati:
eccoli già contati."
Servo fedele e buono,
meriti un bel dono:
entra pel tuo valore
nel gaudio del Signore -.
Anche il secondo entrato
gli portò raddoppiato
il capitale avuto:
gli fu riconosciuto
il merito accordato
al primo esaminato:
portò i due assegnati
più i due guadagnati.
Chi ebbe un sol talento
preso dallo spavento
di una punizione
dal severo padrone,
lo mise al sicuro
sotto un terreno duro.
Al rendiconto giunto
spiegò punto per punto
il suo comportamento
riportando il talento,
quello che gli fu dato,
senza alcun fruttato.
- Sei un servo infingardo,
non meriti riguardo.
Va' nel buio esteriore
dov'è pianto e stridore -.
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Le altre parabole sono disponibili sul sito LeoLibri, che sostiene Scuola Libera selezionando all'indirizzo: http://www.leolibri.it/content/le-parabole-rima.
Presentazione di Nicoletta Di Giovanni
@ScuolaLibera


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