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Vieni avanti Bettino

  20 gennaio 2018       Luca Proietti Scorsoni


Sono passati diciotto lunghi anni dalla scomparsa di Craxi ed ora che la memoria è divenuta maggiorenne si spera abbia acquisito anche quel minimo di maturità grazie alla quale poter dare una lettura, diciamo così, più equilibrata ad una porzione importante della nostra storia politica. In realtà questo salubre (e doveroso) revisionismo dovrebbe esser portato avanti innanzitutto dall'attuale classe dirigente del PD e, ancor prima, dai fautori della Terza Via, per intenderci: i figliocci di chi aveva auspicato un Ulivo mondiale. Di fatto una sorta di album di figurine - cioè un oggetto di culto per pochi intenditori ma dimostratosi poi incompatibile con la realtà fattuale - dove in copertina campeggiavano le foto di Blair, Clinton e si, perfino di Prodi (del resto questo passava il convento nostrano). Craxi si è presentato nello scenario politico italiano come un uomo di sinistra fieramente anticomunista. Esatto, avete capito bene: è stato di sinistra senza parteggiare per il comunismo. Al tempo una posizione, quest'ultima, dai tratti quasi ossimorici per taluni ambienti ancora fortemente permeati da un pensiero marxista-leninista che proprio allora era in procinto di modellarsi plasticamente in una manciata di "ismi" divenuti di gran voga, nostro malgrado, negli anni a venire, alias: ambientalismo, pauperismo, terzomondismo et similia. Il leader socialista era un liberal quando la figura del liberale (in molti casi) stava, pian piano, perdendo la vocale finale per poi dissolversi definitivamente nel calderone della spesa pubblica e della partitocrazia. A volte penso che invece di racchiudere il proprio riformismo in un grumo di parole ben allineate, ma inefficaci ai fini pratici, il buon Renzi non avrebbe dovuto far altro che prendere spunto da quel partito socialista e dalla sua semina di natura probabilmente culturale ancor prima che strettamente politica: si pensi alle aperture, nemmeno troppo timide, verso le logiche del libero mercato; ad una certa accondiscendenza non più nei confronti della "massa" o del "popolo" (qui inteso ovviamente in un'accezione non propriamente sturziana) bensì nei confronti di una comunità composta da singole persone. Sopratutto alla consapevolezza di dover armonizzare la capacità del tessuto imprenditoriale nel produrre ricchezza con una sensibilità sociale in grado di tramutarsi in welfare state, vero, ma anche in volontariato e terzo settore. Ora, giunti fin qui non è che ora voglia fare l'innocentista oppure omettere delle colpe tra l'altro sancite in via definitiva. Solo che la discrepanza tra le varie situazioni venutesi a creare - anzi: rivelatesi - durante l'epopea giudiziaria rimane palese. Perché si: andando a ritroso, se paragoniamo le tangenti incassate dal PSI rispetto ai lauti finanziamenti, sporchi di sangue (è bene ricordarlo), incassati per anni dal PCI e senza che gli esponenti di quest'ultimo - a parte il compagno Greganti - pagassero per le loro responsabilità, ecco, il parallelismo si deforma un poco, evidenziando di conseguenza una realtà al limite del kafkiano.


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