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Il centrodestra getta la sua Rete

  12 gennaio 2018       Luca Proietti Scorsoni


Ecco, qui ci troviamo nel campo delle belle notizie. Lo dico da liberale, fusionista e forzista. In questo preciso ordine. Del resto la presenza di Rete Liberale nella compagine elettorale di centro-destra è un ricostituente valoriale di prim'ordine per tutti coloro - quorum ego - convinti che l'individuo sia l'elemento essenziale su cui costruire l'intera impalcatura dell'essere. Ovvero, qualcosa che va ben oltre alla dimensione politica. Diciamo pure che la completa. Sembrerebbe un po' poco a livello di consistenza programmatica ed invece è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Come dire, parafrasando un padre della Chiesa: pratica la libertà di scelta e poi fai quel che vuoi. Esatto, fai quel che vuoi: tipo mantecare più sensibilità politiche possibili, naturalmente tutte orbitanti nella galassia liberal-conservatrice per vedere così l'effetto (sinergico) che fa. E poi un movimento come quello dei "rellisti" - gente, appunto, abituata ad infilare i tornanti che conducono al traguardo dell'anticonformismo - è quanto di meglio si possa sperare per tentare di attuare interventi come: "il sostegno alle imprese e alle famiglie, la riduzione della pressione fiscale una semplificazione delle procedure burocratiche, interventi in favore della ricerca e dell'innovazione". E allora via, andiamo a comandare. Pardon: andiamo a ridurre il potere centrale. E i seggi di un bel po' di statalisti.


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