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Del Bonus premiale nella Scuola Statale

  23 luglio 2017       Nicoletta di Giovanni


Anche se il sistema premiale presenta degli anacronismi difficilmente superabili per il suo problematico innesto in un sistema di fatto monopolistico, si è potuto apprezzare un barlume di feconda competizione, come un guizzo negli occhi di molti docenti competenti non solo missionari per vocazione. La procedura delineata dalla riforma Renzi-Giannini per assegnare il Bonus, senza che il DS consulti le Rsu (eresia!) e sempre che non abbia impedito o limitato in alcun modo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale, non convince la “Ministressa cgiellina” pro UNAR . Pertanto, con la FEDELI, socialista inside e fuori, il tutto – 200 mln – potrebbe confondersi nel brodo del rinnovo contrattuale con supervisione dei sindacati (come il FIS)! Non la ferma nessuno, nemmeno la pronuncia del Giudice di Bari, che lo dice chiaramente: “Il bonus non va contrattato! (Decreto del Tribunale di Bari, sezione Lavoro, in data 7 febbraio 2017) Al giudice si erano rivolte alcune OO.SS. del comparto, chiedendo che fosse dichiarata la condotta antisindacale del dirigente scolastico, per aver assegnato il bonus senza “porre in essere tutte le attività necessarie all’apertura di un tavolo di confronto con le associazioni sindacali per la distribuzione tra docenti in servizio presso il citato Istituto”.
Il giudice ha respinto integralmente la richiesta, sviluppando una serie di argomentazioni e in particolare ha decretato che la legge 107/15 regola analiticamente il procedimento di attribuzione del bonus, senza che vi sia spazio per altri passaggi o per l’intervento di attori diversi da quelli ivi indicati. Inoltre, ha chiarito in modo netto un altro punto cardine dell’impianto argomentativo: la legge 107/15, in quanto relativa al solo personale docente del comparto scuola, ha carattere speciale e quindi derogatorio rispetto alla normativa generale.
Nel decreto è enunciato anche un altro importante principio: la scuola – e per essa il dirigente scolastico – non hanno in questa materia legittimazione passiva, cioè non possono essere portati in giudizio. L’unico a essere portatore di tale legittimazione è il MIUR, nei confronti del quale è stata quindi assunta la decisione.
La conclusione è di una chiarezza assoluta: “la condotta del dirigente scolastico denunciata dalle parti ricorrenti non solo non è diretta ad impedire o limitare in alcun modo l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale, ma risulta pienamente rispettosa del dettato normativo che regola la materia in oggetto, sicché il ricorso dev’essere respinto”. In altre parole, i sindacati richiederebbero diversi metodi di valutazione degli insegnanti anche per l’assegnazione del bonus di merito, sottraendo ai Dirigenti scolastici la valutazione, che avviene secondo criteri fissati a priori dal Comitato di Valutazione di ogni Istituto. La prima novità potrebbe essere, quindi, la sottrazione del bonus di merito alle misure di legge per farlo rientrare nella contrattazione sindacale. E’ probabile, dunque, che possa farsi strada l’ipotesi di ridiscutere i criteri di valutazione del merito al fine di delineare l’assegnazione del bonus già durante la negoziazione per il rinnovo dei contratti della scuola, per categoria e non docente per docente (figurarsi!). Se così fosse, sarebbe un dietrofront rispetto al tema delle responsabilità individuali, meritocrazia, libertà scolastica ed educativa. Come si è visto lo scorso anno, la scelta sul chi e sul quanto è stata demandata al solo Dirigente Scolastico che, al momento non viene valutato da nessuno. In molto Istituti si è avuta la necessaria trasparenza nelle scelte e nell’erogazione delle somme a livello anche individuale; in altri, i DS hanno usato parte del bonus per implementare il FIS (svilendo il significato stesso del Bonus) e poi un inopportuno rifiuto di comunicare in modo trasparente i beneficiari e le somme loro spettanti in applicazione letterale della 107 e delle norme sulla Privacy. Una confusione normativa tra la “trasparenza” ex lege 241/90 e la reinterpretazione dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che con un parere all’ARAN (non vincolante) afferma che si dovrebbe dare informazione delle somme distribuite nel FIS “solo in forma aggregata”. Esistono tuttavia sentenze che hanno condannato dirigenti scolastici alla pubblicazione dei dati e infine c’è stato un ampliamento della disciplina di accesso agli atti amministrativi mediante il “diritto di accesso civico” ai sensi del D.Lgs. n.33/2013 – modificato dal D.Lgs. n.97/2016- che consentirebbe ad ogni cittadino, senza obbligo di motivazione, di chiedere la pubblicizzazione di atti della pubblica amministrazione con l’esclusione dei dati sensibili o coperti da segreto di Stato o d’ufficio. Anche perché le risorse che investono e assegnano per merito non sono attinte dai conti correnti personali dei DS e la trasparenza non è solo una questione di legalità, ma dovrebbe alimentare quel meccanismo di competizione virtuosa che passa necessariamente dal sapere i beneficiari, il quantum e il perché di un premio. Necessariamente si dovrà concludere con la considerazione iniziale: il tentativo di innesto privato/pubblico è velleitario quanto improbabile. Vada sé che anche i sindacati, dovrebbero ricollocarsi sul mercato del lavoro, sarebbero delle preziose agenzie di servizio ( in concorrenza tra loro!) per tutelate e orientare i docenti nella selva legislativa scolastica con burocrazia ipertrofica. Sarebbe anche l’ora di chiudere con il Novecento scolastico e cominciare ad affermare chiaramente che la concorrenza è la migliore e più efficace forma di collaborazione; per dirla con Friedrich von Hayek, è una macchina per la scoperta del nuovo da cui scegliere il meglio. –
( dati del primo anno del Bonus merito: è costato 200 milioni e con una media tra i 600 e i 700 euro sono stati premiati 247.782 docenti su gli oltre 620mila insegnanti a tempo indeterminato complessivi. In pratica più di uno su tre, addirittura nel Lazio si è saliti al 47%, in Piemonte al 44%, in Campania al 40% e in Sicilia al 39%. Il premio non è stato dato in poco più di 500 scuole; e nel 20% dei casi è stato distribuito “a pioggia” (socialista), vale a dire in entità uguale per tutti i docenti selezionati)


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