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Diversamente differenziata

  30 settembre 2017       Vincenzo Donati e Carlangelo Scillamà


C.S.

Indipendentemente da come si riesce a gestirli i rifiuti, ricordo che la definizione normativa di rifiutoo in Italia è data dall’art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, cosiddetto Testo Unico Ambientale: “Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” , possono essere fardello o risorsa. Le società del passato, un passato nemmeno troppo lontano, ci sono state maestre nel recupero, riuso e riciclo degli oggetti usati e dei materiali di scarto. A titolo di esempio ricordo la pratica del vuoto a rendere, l’uso dei rifiuti organici come concime e le varie attività artigianali di recupero di utensili ed oggetti per la casa. Venendo al presente, passata la sbornia dell’usa e getta, ci si è resi conto di quanto può essere importante per le risorse del pianeta il recupero dei materiali a fine vita. Ci sono tuttavia dei requisiti da rispettare, i materiali da riciclare e riutilizzare devono essere idonei , cioè puliti e selezionati e troppe volte questo non avviene. Non tutti i rifiuti e non tutto può però essere riutilizzato e rimesso nel ciclo produttivo e il recupero più idoneo è il recupero energetico in termini di elettricità e calore


V.D.

I rifiuti non sono altro che l’altra faccia della produzione dei beni e come tali devono essere visti e gestiti, come momento di chiusura del processo produttivo, perché solo così non saranno un problema ma financo una risorsa. La normativa europea, infatti, interviene già nel processo produttivo dei beni imponendo che vengano realizzati in modo tale che a fine vita sia ridotta la produzione di rifiuti, in particolare dei rifiuti contenenti sostanze pericolose, e favorito il riutilizzo e il recupero di materia e di energia dagli stessi rifiuti. Una volta poi prodottosi il rifiuto la sua raccolta e trasporto, trattamento e smaltimento deve essere effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza e con la collaborazione di tutte le parti in causa (art 178, comma 3, DL 152/2006). Allo scopo sono stati costituiti gli appositi Consorzi obbligatori per la raccolta, il recupero e il trattamento dei beni fine vita (imballaggi, veicoli fuori uso, apparecchiature elettriche ed elettroniche, batterie, olii, pneumatici usurati, polietilene, per citarne solo alcuni), il cui costo di smaltimento è già incorporato nel bene acquistato per cui nient’altro dovrebbe essere a carico dei cittadini.

Questa chiusura del processo produttivo, come è gestita in Italia ?


C.S.

La raccolta di alcuni materiali, prevalentemente imballaggi , ma anche pneumatici, batterie , oli esausti ecc. mostra buoni risultati come si evince dai rapporti annuali ogni anno presentati dalla pubblicazione l’Italia del riciclo : Acciaio 74%, Alluminio 74%, Carta 80%, legno 60%, Plastica 38%, Vetro 70 % Ben altro discorso e altri risultati quelli concernenti i rifiuti solidi urbani RSU e la loro gestione. La raccolta differenziata mostra risultati a macchia di leopardo che variano da regione a regione e in funzione della dimensione dei centri urbani attestandosi per l’anno 2015 al 47,5 % su base nazionale. La raccolta differenziata è inoltre solo il primo passo nel processo di trattamento dei rifiuti, una volta effettuata, nel bene o nel male si deve verificare la qualità del rifiuto raccolto ed infine la destinazione finale e l’effettivo recupero. La gestione dei rifiuti, spesso trattata ideologicamente e con pregiudizio va vista infatti come un processo produttivo inverso che deve riportare all’origine i materiali accessori per essere riutilizzati.


V.D.

In Italia questo non viene fatto in maniera adeguata, prevalendo, troppo spesso, un approccio di tipo “etico-ideologico-giudiziario” rispetto a quello, più proprio, tecnico-industriale-economico. Ciò ci ha portato all’attuale situazione surreale, dove troppo spesso la raccolta differenziata, in special modo nella modalità porta a porta, viene mitizzata, a prescindere dalla presenza o meno e delle reali caratteristiche della successiva filiera di trattamento, i cui necessari impianti, peraltro, vengono paradossalmente osteggiati da un ambientalismo analfabeta. Di conseguenza viviamo in uno stato di eterna emergenza, con i rifiuti che rimangono per strada, quando non si riescono a portare, a costi spropositati, in impianti lontani, se non addirittura all’estero, esterni al loro bacino di produzione, contravvenendo così platealmente al dettato stesso della norma.


C.S.

Vale la pena di fissare alcune considerazioni :


  • Trattandosi di un processo produttivo dalle molte variabili non esiste una soluzione univoca, dipendendo da bacino di utenza, condizioni al contorno, impianti esistenti : alcuni impianti trattano più velocemente il materiale indifferenziato, ad esempio in Germania

  • Devono coesistere più modelli di gestione eventualmente integrati : termovalorizzazione + riciclo + compostaggio;

  • Ci sono da tener presente gli obiettivi europei : 50% al 2020, 70% al 2030, dal 2025 no alla discarica per materiali riciclabili;

  • Gli esempi che ci vengono dai paesi europei “virtuosi” mostrano “ discarica zero” per Paesi con alto trattamento termico : Germania, Danimarca

  • Il costo per l’invio rifiuti all’estero con una range di 110 – 140 euro/ton

  • Risparmi ottenibili con recupero energetico : L’impianto di Brescia costituisce una preziosa fonte di energia per la città, infatti oltre a produrre energia elettrica, recupera il calore generato e lo convoglia, attraverso una rete di teleriscaldamento di oltre 630 chilometri, fino alle abitazioni dei singoli utenti. Qualche cifra può evidenziare l’importanza di questo processo: dall’impianto, che è in grado di bruciare mediamente circa 750 mila tonnellate l’anno di rifiuti e biomasse, è possibile ricavare annualmente quasi 600 milioni di chilowattora di elettricità (pari al fabbisogno annuo di 200 mila famiglie) e oltre 800 milioni di chilowattora di calore (pari al fabbisogno per teleriscaldamento di oltre 60 mila appartamenti), con un risparmio superiore a 150 mila tep (tonnellate equivalenti di petrolio), evitando l’emissione in atmosfera di più di 400 mila tonnellate di anidride carbonica (CO2), corrispondenti al risultato ottenibile con la riforestazione di oltre 15 mila ettari di superficie circa due volte l’estensione del Comune di Brescia.


Raccolta differenziata dei rifiuti urbani col sistema porta a porta


C.S.

La raccolta differenziata dei rifiuti urbani, nella sua declinazione del porta a porta è certamente una delle forme più dispendiose di raccolta differenziata con enormi disagi per i cittadini costretti a gestire ingombranti contenitori e sacchettini in casa, perlopiù al chiuso di una cucina, con i prevedibili inconvenienti . A questi disagi non si accompagna una gestione efficiente di raccolta. E’ piuttosto evidente che per quanti sacchetti o bidoncini potremo tenere in casa non si potrà tener conto nemmeno in modo minimale delle reali esigenze di una raccolta differenziata intelligente che tenga conto delle mille varianti di rifiuto e del grado di pulizia dello stesso.


V.D.

Così la raccolta differenziata dei rifiuti, oltre che inutile, diventa dannosa, con una insopportabile lievitazione dei costi economici ed ambientali e i politici ignoranti, responsabili del disastro, cercano di nascondere le loro responsabilità, addossandole ai presunti cittadini sozzoni e incivili che devono essere “educati e sanzionati”, mentre sono loro incapaci di attuare buone pratiche e di usare il buon senso.
Occorre poi dire che i costi veri, vanno calcolati tenendo conto, oltre che della Tari che vediamo quando arriva, anche del contributo Conai o altro che vediamo meno ma che paghiamo in anticipo al momento dell’acquisto dei beni. Quota contributo che perviene ai Comuni in base alla raccolta differenziata dei rifiuti che spesso non corrisponde poi al loro buon recupero o trattamento.


C.S.

I rifiuti costituiscono comunque, al di la dell’utilizzo della parte residuale non riciclabile, una importante risorsa da selezionare e rimettere nel circolo produttivo, in tal senso va il pacchetto di azioni recentemente proposto dalla Commissione Europea : “ Circular Economy” . Una raccolta differenziata non esasperata nella ricerca del riciclo al 100%, non limitata dalla mancata realizzazione di impianti di trattamento termico della parte residuale, non inquinata dalla ideologia può trovare, in una sinergia far i cittadini consumatori e le imprese di recupero, tenendo conto che ci sarà comunque una parte residuale da recuperare in termini di energia, la soluzione ideale per raggiungere l’obiettivo di “discarica zero”. In questo senso un sistema premiale anziché sanzionatorio che porti benefici economici ai consumatori virtuosi nel conferimento in centri di raccolta diffusi sul territorio dei rifiuti selezionati con le specifiche richieste per il successivo trattamento, sarebbe certamente più efficace della dispendiosa raccolta porta a porta . Dalla raccolta porta a porta, quindi, al conferimento volontario e remunerato; un cambio di rotta a 180 gradi potrebbe rivelarsi la strategia vincente.

Recupero dei rifiuti


C.S.

I Consorzi di recupero, hanno svolto e svolgono un prezioso servizio di raccolta del rifiuto differenziato. Con i protocolli d’intesa concordati con l’Anci ritirano plastica, vetro, metallo ecc. remunerando le quantità conferite con un corrispettivo che tiene strettamente conto del grado di pulizia del rifiuto stesso. Oltre una certa quantità di inquinanti il rifiuto ancorché differenziato resta rifiuto, un fardello, un peso di cui disfarsi. Nella prospettiva di un rifiuto davvero selezionato e pulito si può immaginare che anche dei privati interessati al successivo recupero possano essere coinvolti nell’acquisto di queste preziose materie seconde.


V.D.

Purtroppo le giuste direttive europee sono state recepite nella normativa italiana, non in maniera realistica, ma con l’aggiunta di incombenze burocratiche e sanzionatorie spesso improprie e inutili e obiettivi di recupero più ambiziosi (per poi non raggiungerli), che di fatto, favoriscono invece gestioni politiche-partitiche-monopolistiche incompetenti se non clientelari e corrotte e bloccano invece il pieno dispiegamento di una libera e concreta attività imprenditoriale nel mercato dei rifiuti. I servizi di gestione e raccolta dei rifiuti urbani di competenza dei Comuni, infatti, vengono affidati alle pubbliche utility, con contratti di servizio anziché con appalti di evidenza pubblica come imporrebbe la legge, che a loro volta subappaltano in maniera spezzettata alle imprese private, tagliando fuori di fatto in tal modo i Comuni dal processo decisionale e facendo venir meno la partecipazione e il controllo da parte dei cittadini. I Comuni dovrebbero invece affidare loro direttamente il servizio, appunto con appalti di evidenza pubblica, delimitando bacini ottimali di gestione diversificati a seconda delle caratteristiche proprie dei diversi territori e del sistema a valle di recupero e trattamento, con chiari e precisi obiettivi generali e particolari del servizio, lasciando le modalità per raggiungerli alla capacità imprenditoriale delle imprese appaltatrici in modo che siano premiate le più capaci e non le più “relazionate” col potere pubblico.



La gestione dei rifiuti é una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani di politici incapaci e/o di ambientalisti di professione: spesso solo ciarlatani, se non cialtroni.


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