Elezioni romane: il cdx con EXIT STRATEGY


La meno probabile delle opzioni era proprio quella ribadita da Berlusconi, ovvero la continuazione con Bertolaso! Senza dubbio, è stata una di quelle faccende con retrogusto grottesco di ripensamenti ad opera del duo destroso del Pincio. Berlusconi, bontá sua, aveva altre due strade, secondo i bene informati : convergere sulla Meloni, cedendo la leadership del centrodestra a Salvini o sparigliare puntando su Marchini, nell’ottica di un soggetto politico originario, non lepenista, come la scelta su Stefano Parisi a Milano. Guido Bertolaso, che oggettivamente era il miglior candidato sindaco, non meritava un Salvini con la bava alla bocca che gli consigliasse di tornare in Africa, né una Meloni ondivaga, impegnata a centrifugare i concorrenti interni. A questo punto della parabola discendente (FI?) che in tanti certificano, non sarebbe stato peregrino il parricidio politico in quel di Roma, ma poi nessun lamento se il rigor non é proprio mortis. Infatti, Bertolaso è confluito con Marchini e con lui quel qualcosa di nuovo, quella direzione inattesa: una strada a più corsie, per superare una spaziosa strada che finisce a T. Che dire per rinfrancar lo spirito da tanti numeri circensi? Un Cav che non si fa umiliare e che difende un uomo e un patto è oggi una raritá e vale la suggestione che fu. Just an illusion! La città di Roma, invero, ha bisogno di un Commissario eletto: indiscussi sono i meriti di chi ha rifondato e guidato la Protezione civile italiana con tanto di problemi giudiziari, sempre meno inevitabili per chi si muove nella paludosa Res publica. La giusta direzione è stata tracciata dal Commissario nominato e a breve sarà il prossimo sindaco a dover proseguire, per fare il giusto e l’obbligato, sulla difficile strada della trasparenza, efficienza, taglio della spesa pubblica e tasse conseguenti. Del dottor Guido Bertolaso, tutto si può dire, ma le competenze giuste per affiancare il nuovo sindaco di Roma, nessuno potrà negargliele. I mesi trascorsi, risultati alla mano, ci dimostrano come si può mettere a posto la disastrata gestione economico-finanziaria del Campidoglio, devastata in modo trasversale dalle giunte precedenti: il commissario ha disposto tagli di spesa pluriennali per circa 440 mln pari all'8% della spesa annuale ed è stato avviato il recupero di 340milioni di euro di “discutibili” retribuzioni variabili di produttività ai 23mila dipendenti comunali negli anni 2008-14. Non è mai avvenuto in Italia: la "finta" parte variabile era salita a oltre il 50% delle retribuzioni comunali romane. I sindacati, in tempismo perfetto,hanno già proclamato uno sciopero( tra i tanti del venerdì) generale per fine maggio, affinché i candidati sindaci capiscano bene di cosa non dovranno occuparsi. Questo è uno solo dei mille capitoli da riscrivere e vale come manifesto certificato e non uno slogan come tanti: a Roma è possibile delineare un modello di commissariamento straordinario capace di individuare le inefficienze di una complessa macchina amministrativa e condurre un'attività di profonda revisione delle procedure di verifica e monitoraggio del patrimonio pubblico. Se questo è il tempo delle idee, come un stanco Cavaliere ripete da tempo, non è una stravaganza l’occasione per rinverdire posizioni liberali e conservatrici che da tempo nell’entourage del cdx, traghettato fin qui, non trovano più audience: l’unica difesa per il lavoro è la libertà economica, l'immigrazione si governa anche con la soluzione Hirsi Ali e in piazza si sta con le Sentinelle in piedi, per libertà e verità. Tutte posizioni chiare, lineari per chi volesse scorgerle qui ed ora, giacché per i posizionamenti futuri ci penserà l'Italicum.

Nicoletta Di Giovanni



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